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4 gennaio 2016

Tutti i dubbi sul terrorismo islamico nei Balcani

Complice la notizia di un attentato recentemente sventato a Sarajevo, in Italia si torna a parlare di jihadismo e foreign fighters in Bosnia, Kosovo e Albania. Nonostante l’allarme e le notizie riportate dalla stampa, però, le istituzioni bosniache hanno dimostrato più cautela. A differenza dei media internazionali 
RODOLFO TOÈ

 

Nei comunicati uffiaciali della procura e della polizia federale non si parla di possibili attentati e l’esplosivo non è mai stato rinvenuto. Tre dei sospetti sono già stati rilasciati

 

L’allarme per questi morti andrebbe ridimensionate visto che, a distanza di mesi, le autorità bosniache non sono ancora riuscite a provare ufficialmente la pista del terrorismo islamico

CRONOLOGIA

  • 1992-1995
    Durante la guerra in Bosnia Erzegovina è attiva la brigata El Mudzahid, costituita da volontari musulmani (le stime sul numero complessivo di combattenti variano enormemente, da poche centinaia a seimila) provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Alla fine della guerra saranno in molti a rimanere nel Paese e a ottenere la cittadinanza dopo avere sposato donne bosniache.
  • 2001
    Dopo gli attentati dell’11 settembre un raid degli Stati Uniti scopre nella sede bosniaca della Saudi High Commission for Relief of Bosnia and Herzegovina, un’organizzazione caritativa per l’aiuto ai musulmani del Paese, dei documenti testimonianti le connessioni tra questa e Osama Bin Laden. Per la prima volta sui media internazionali si parla del pericolo del radicalismo islamico in Bosnia Erzegovina.
  • 2002
    Le autorità bosniache arrestano sei dei propri cittadini, di origine algerina, accusati di avere pianificato un attacco contro l’ambasciata americana a Sarajevo. I sospettati vengono imprigionati a Guantanamo e detenuti (senza accuse concrete) fino al 2009, prima di essere rilasciati.
  • 2010
    Haris Causevic, cittadino bosniaco, pianifica un attentato nella stazione di polizia di Bugojno, in Bosnia centrale. La sua bomba uccide un poliziotto.
  • 2011
    Mevlid Jasarevic, cittadino serbo originario della regione del Sangiaccato, attacca con un kalashnikov l’ambasciata americana di Sarajevo, ferendo un poliziotto.
  • 2012
    Comincia l’afflusso di cittadini bosniaci verso il Jihad e la Siria. In totale, secondo le autorità bosniache sono almeno 330 i bosniaci che si sono recati a combattere in Medio Oriente con le milizie islamiste.
  • 2015, aprile
    Nerdin Ibric assalta una stazione di polizia a Zvornik, uccidendo un poliziotto. Nonostante fin da subito le autorità bosniache abbiano qualificato l’attacco come attentato terroristico, le reali motivazioni di Ibric non sono mai state chiarite.
  • 2015, novembre
    Enes Omeragic, residente a Sarajevo, assassina due militari bosniaci a Rajlovac, sobborgo della capitale bosniaca. Anche su Omeragic le autorità bosniache, dopo più di due mesi di ricerche, non hanno ancora divulgato alcuna informazione utile a capire le reali motivazioni del gesto.
  • 2015, novembre
    La giustizia bosniaca condanna Bilal Bosnic, predicatore radicale bosniaco, a sette anni di prigione con l’accusa di avere reclutato volontari per la guerra in Siria.
  • 2015, novembre
    La polizia federale e la procura di Bosnia Erzegovina annunciano di avere arrestato 11 potenziali terroristi, sui quali grava il sospetto di aver tentato di organizzare una strage a Sarajevo.

 

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