16.09.2014 @ 15.24

quotidiano di economia e cultura

La Lettonia nell'euro,
un "modello" sospetto

 Consegna della stella-euro alla banca centrale lettone. I.Znotins/Getty Images
La cavia delle politiche di austerità della troika oggi ha buoni bilanci. Ma dietro gli slogan c'è un paradiso per gli affari sporchi dell'ex impero sovietico e un casinò per le banche europee

Il primo gennaio la Lettonia ha adottato l'euro come moneta nazionale, tra gli applausi generali. L'eurozona si è così allargata e ora sono 18 i paesi dove circola la moneta unica, ma quel che più conta è che l'entrata di Riga è stata usata dalla troika per esaltare le virtù taumaturgiche delle politiche di austerità, che nel 2009 hanno trovato proprio in Lettonia il terreno sperimentale ideale. Allora il paese era sull'orlo della bancarotta e fu usato come cavia per testare la politica di “internal devaluation” (così viene chiamata l'austerità), valutarne gli effetti sulla tenuta sociale e quindi applicarla a paesi più grandi come Grecia e Portogallo. Un esperimento che viene considerato un successo: oggi la Lettonia cresce al ritmo del 4-5 per cento annuo, dopo aver fatto registrare una contrazione del pil di quasi 30 punti tra il 2007 e il 2009, il peggior crollo che si ricordi dopo la crisi del '29. Numeri che entusiasmano i burocrati finanziari della troika al punto di spingere Christine Lagarde, direttrice generale del Fmi, a parlare di “successful story”.

Ma di quale storia di successo stiamo parlando? Quella di un paese i cui ospedali di periferia funzionano tre giorni alla settimana (almeno quelli sopravvissuti alla scure dei tagli), con gli stipendi quasi dimezzati e col 10 per cento della popolazione (in stragrande maggioranza giovani) emigrata all'estero, con la prospettiva futura di una crisi demografica senza precedenti? E' questa la storia di successo? Oltretutto, il balzo in avanti del pil non è stato merito dell'austerità, come spiega bene Mark Weisbrot su the guardian, bensì di un'inflazione anticipata, con il no del governo al taglio di bilancio previsto per il 2010 e i soldi che le autorità europee hanno pompato per non far deprezzare la moneta locale, mettendo al riparo le banche svedesi da grosse perdite.

Altra cosa che la troika finge di ignorare quando parla della piccola repubblica baltica è che la Lettonia è di fatto il supermercato offshore dell'ex impero sovietico. Delle 21 banche registrate, 16 sono “boutiques” specializzate nell'offshore banking. Un vero e proprio paradiso, per gli oligarchi dell'est, e un posto tranquillo dove riciclare denaro, per la mafia russa e ucraina. Tra queste boutiques bancarie c'era Parex Banka, oggi Citadele, ben nota negli ambienti finanziari internazionali per operazioni poco trasparenti e in odore di riciclaggio. E' a causa del suo collasso che la Lettonia è finita sull'orlo della bancarotta. Nel 2008 il governo dell'allora primo ministro Ivars Godmanis decide di nazionalizzarla, chiedendo in prestito a Fmi, Ue e Bce 7,5 miliardi di euro (quasi il 40% del pil nazionale). Il prestito viene elargito e la repubblica baltica diventa la cavia di laboratorio per la sperimentazione delle politiche di austerità. Ma perché il governo lettone ha deciso di salvare una banca la cui maggioranza dei depositi era offshore? Poteva benissimo garantire solo i depositi correnti dei propri cittadini, ma non l'ha fatto, facendo esplodere la rabbia dei lettoni che hanno preso d'assalto gli sportelli della banca e costretto Godmanis alle dimissioni.

 

Ma c'è di più. Nel 2009 la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) decide di comprare 106 milioni di euro in azioni della nuova banca. Ed è qui che si incastrano le rivelazioni del banchiere americano John Christmas (vedi videointervista). Nel 2002 Christmas entra in contatto con Parex Banka che gli affida il compito di guidare il gruppo per le relazioni internazionali. “Quando mi hanno offerto l'incarico – si confida – mi hanno detto che la banca aveva bisogno di una figura come la mia: occidentale e con un background economico-finanziario, capace di ribaltare la reputazione dell'istituto di credito agli occhi degli investitori esteri”. E che la reputazione di Parex Banka fosse poco lusinghiera lo avrebbe scoperto di lì a poco, quando nel 2004-2005 è lui stesso a fornire alla Procura generale certe informazioni su attività illecite che riguardano la banca per cui lavora. Dopo la procura generale, Christmas informa anche il governo lettone, l'agenzia di revisione contabile Ernst&Young e la Financial service autority britannica (Fsa). Ma non succede niente e anzi, nel 2005, Christmas deve lasciare la Lettonia per le continue minacce di morte ricevute. Ma il nostro whistleblower (nella cultura anglosassone, chi denuncia pubblicamente o riferisce alle autorità attività illecite o fraudolente all'interno del governo, di un'organizzazione pubblica o privata o di un'azienda) continua dritto per la sua strada.

“Nel 2009 ho cercato in tutti i modi di incontrare i manager di Bers – spiega Christmas – e metterli al corrente del rischio che correvano nell'investire in una banca come Parex, ma non ho mai avuto risposta”. In quello stesso anno Lato Lapsa, un giornalista indipendente lettone anche lui espatriato perché minacciato di morte, mette on-line un report segreto commissionato dal governo alla banca d'affari Nomura. In questo report si scopre che la Bers ha una “put option” per vendere al governo lettone nel 2014 le azioni comprate, con un profitto del 22%. Che cos'è una put option? E' uno strumento di finanza derivata di carattere speculativo. In sostanza, con la put-option, la Bers avrebbe mascherato un prestito con interessi attraverso l'acquisto di azioni. John Christmas accusa apertamente di frode una delle maggiori istituzioni finanziarie della Ue. Se tali accuse trovassero conferma metterebbero in seria difficoltà l'operato degli organi di controllo che fanno capo alla troika e minerebbero alla base la credibilità e la trasparenza della Bers.

Lecito chiedersi per quale motivo la Bers abbia fatto questo tipo di operazione e perché non abbia smentito le accuse a lei rivolte da Christmas; perché gli organi di controllo pubblici e privati pur essendo a conoscenza dell'intera faccenda non siano intervenuti. E' anche vero che la Bers può agire come banca commerciale a tutti gli effetti e che quindi può stipulare put-option come e dove vuole, ma allora perché non ha reso pubblica la cosa e ha nascosto l'operazione sotto altre voci nei bilanci? Per quale motivo la Bers ha fatto questo tipo di operazione? Perché non ha smentito le accuse a lei rivolte da Christmas? Perché gli organi di controllo pubblici e privati pur essendo a conoscenza dell'intera faccenda non sono intervenuti? In quale voce è stata contabilizzata nei bilanci l'operazione “put-option”? Ritiene etico la Bers che una istituzione comunitaria creata con i soldi dei contribuenti europei si metta a fare speculazione finanziaria a scapito dei suoi stessi azionisti? A cosa serviranno i soldi ricavati con gli interessi della put-option? E ancora, quando nel 2010 la “good bank” Citadele è stata ricapitalizzata con i soldi dei contribuenti lettoni (Reverta è il nome della bad company), la Bers ha ricevuto un cospicuo numero di equity dal governo mentre gli altri azionisti di minoranza no. Come mai l'esecutivo lettone ha distribuito dividendi solo alla Bers? E in che modo la Bers ha contabilizzato il “regalo”? Abbiamo provato a contattare la Bers via e-mail e per telefono, ma a tutt'oggi non c'è stata alcuna risposta a queste domande.

Lo scorso 28 dicembre, John Christmas ha inviato una lettera a Mario Draghi, governatore della Bce, mettendolo al corrente di tutto. Tuttora Citadele Banka continua ad operare alacremente nell'offshore banking, persino con la propria sussidiaria svizzera Bp Bank, sul cui sito internet, alla luce del sole, promette di fornire ai propri clienti un un dispositivo criptato tramite il quale e possibile muovere capitali da ogni parte del mondo in completo anonimato. Forse la Bce di Mario Draghi risponderà alla lettera di Christmas e magari potrà fare chiarezza sul sistema bancario lettone, alquanto nebuloso. E forse potrà intercedere per noi con la Bers e chiarire le presunte magagne fin qui emerse. Anche perché alcune fonti giornalistiche citate nella lettera, sotto anonimato, stanno facendo emergere un'altra presunta frode nella vicina Lituania, che ha come protagonista sempre la Bers (ne parleremo prossimamente).

 

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