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16 marzo 2018

La restaurazione di Selmayr

Conservatore e con tendenze dirigiste e autoritarie, è arrivato ai vertici della Ue con un colpo di mano. Ora il tedesco potrebbe lavorare per politiche poco espansive. Nel segno di Merkel

Barbara Ciolli

Mentre in Germania è al via la grande coalizione più di sinistra della stagione di Angela Merkel, con un programma che per la prima volta prevede politiche economiche d’investimento per la Ue, ai vertici della commissione di Bruxelles viene paracadutato un tedesco capace di fa tremare i polsi a tutti i leader che non siedono a Berlino.

In tempi non sospetti, ossia un anno fa, senza partigianeria il magazine tedesco der Spiegel bollava Martin Selmayr come il «burocrate più potente della storia dell’Ue»: già da capo di gabinetto del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, per il giornale Selmayr – giovane membro dei cristiani-democratici (Cdu) di Angela Merkel – giocava un «ruolo significativo nel determinare quali leggi far passare e quali no all’Ue e a chi concedere un’udienza con Juncker».

La misteriosa e improvvisa scalata di Selmayr, nel febbraio 2018, a segretario generale della Commissione Ue, come numero due, ne ha appagato le enormi ambizioni di potere, ma ha portato l’europarlamento di Strasburgo allo scontro con la commissione a Bruxelles.

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Tutto il gruppo dei socialisti e della sinistra, e anche di parte dei popolari europei, è in allarme per la discutibile promozione lampo del 47enne Selmayr, che non ha l’inquadramento gerarchico più alto, necessario per il ruolo, ed è subentrato con l’escamotage della rinuncia della candidata sua vice: l’eurodeputata francese Francoise Grossetete, dei popolari, si è scagliata contro il «piccolo gioco di potere tra amici», una «presa di comando dalla finestra» anche per il parlamentare Ue della Cdu Wener Langen.

 

Accentratore, dirigista, troppo protagonista

Figlio di un rettore universitario e illustre legale, Selmayr è indigesto a molti per i metodi fortemente accentratori, la tendenza al dirigismo e al protagonismo. Da anni è descritto come la vera macchina organizzativa dell’ufficio di Juncker, e se finora non si è palesato come un falco conservatore ma piuttosto come un paladino dell’integrazione europea, in linea con Juncker stess e con Merkel, il suo lobbismo pro Germania incute paura. Da capo staff del supercommissario, ha spianato la strada al pedaggio sulle autostrade tedesche per gli stranieri e si è ingraziato la cancelliera per aver fatto sbloccare in poche settimane miliardi di euro per l’emergenza migranti, nel pieno del boom di ingressi nel suo Paese.

Merkel – alla guida dello Stato Ue con il record di export e di surplus di bilancio – ha chiesto più soldi per i governi che accolgono profughi. Mentre l’Italia senza governo, reduce dalla vittoria elettorale del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord critici sulle politiche Ue, dovrà presentare alla Commissione Ue il Documento di programmazione economica e finanziaria (Def).

Sulla Grecia Selmayr si era opposto alla durezza dell’allora ministro delle Finanze tedesco della Cdu Wolfgang Schäuble, ma terrà il punto?

 

Una mossa per bloccare Draghi?

Juncker si è fidato ciecamente di lui, fin troppo per alcuni: l’ex premier del Lussemburgo, popolare vicino ai socaialdemocratici, viene indicato come un capo debole della Commissione Ue; non si sa neanche fino a che punto Juncker abbia saputo del putsch di Selmayr alla segreteria generale.
Un colpo di mano pianificato con cura e in gran segreto da chi ha interesse a occupare il posto chiave: della nomina è stato ufficialmente avvisato un giorno prima solo il Commissario Ue al Bilancio (ed ex all’Economia e all’Energia) Günter Oettinger, tedesco e anch’egli discusso lobbista, cui è stato affidato (o, meglio detto, scaricato) l’onere di annunciare all’Europarlamento la promozione.
Dietro la manovra c’è solo la determinazione di Selmayr e dei suoi fedelissimi o si cela un disegno di restaurazione dei conservatori tedeschi, costretti a scendere a patti con i socialdemocratici (Spd) per il governo?

Tra il 1998 e il 2000, prima di scalare i palazzi dell’Ue, il numero due della Commissione europea aveva anche lavorato alla Banca centrale europea (Bce), dove nel 2019 è in scadenza il governatore italiano Mario Draghi e in lizza tra i successori c’è al solito il falco della Bundesbank, Jens Weidmann.

È nota l’insofferenza della Banca centrale tedesca alle politiche espansive di Draghi che tengono in piedi – tra gli altri – i conti pubblici italiani: per frenare gli acquisti della Bce di obbligazioni degli istituti di credito, con l’appoggio dei tedeschi è stato piazzato come vice di Draghi il rigorista spagnolo Luis De Guindos, operativo da giugno 2018.

Con Draghi “commissariato” e Selmayr che vigila sulle aperture di Junker, la cancelliera potrà mantenere l‘austerity nell’Ue. Poco conta che in Germania alle Finanze non ci sia più Schäuble ma una colomba della Spd,visto che l’ex capo dell’europarlamento Martin Schulz, anima dell’accordo sul programma di crescita strappato a Merkel, è stato costretto alle dimissioni da leader dei socialdemocratici, e conseguente rinuncia a far parte dell’esecutivo. Dove siedono ministri della Spd più organici al sistema.

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