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9 marzo 2018

La questione (meridionale) è malposta

Nell'Italia divisa dopo il voto, il boom del M5S segna «il minimo storico della coscienza civica al Sud, la fine di ogni rappresentanza, anche clientelare». Carmine Donzelli sul fallimento di una classe politica

Samuele Cafasso

Nell’entusiasmo generalizzato che di norma accompagna i vincitori, tra i commentatori delle ultime elezioni è stata forte la tentazione di leggere l’onda gialla nel Meridione come la grande occasione di questo pezzo di Paese per tornare a farsi sentire. Ecco la rivolta contro tutto quanto è stato sbagliato, l’affacciarsi di un nuovo Sud fatto di nuovi uomini e nuove competenze.

All’opposto altri analisti, con tanto di tabelle, hanno letto l’affermazione dei Cinque Stelle sotto Roma come la naturale, meccanica conseguenza della promessa del reddito di cittadinanza: dove sono più forti la disoccupazione e la povertà, più forte è stata la presa della propaganda di Di Maio.

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L’anno zero

Secondo Carmine Donzelli, non sono vere né l’una né l’altra cosa. Fondatore dell’omonima casa editrice, Donzelli ha fatto dello studio del Meridione una delle vocazioni del suo lavoro di intellettuale fin dai tempi dall’esperienza di Meridiana, un quadrimestrale nato nel 1987 per iniziativa di un gruppo di studiosi – storici, sociologi, economisti, antropologi, scienziati politici – desiderosi di raccontare il Sud Italia come realtà plurale, lontana da stereotipi e semplificazioni. Un impegno poi continuato come editore di saggistica, attraverso una nuova casa editrice che, fondata nel 1993, a partire da quell’esperienza muoveva i primi passi e tutt’oggi è uno dei maggiori snodi di riflessione sul tema.

Proprio perché «il Mezzogiorno è fatto da 12 mila pezzi differenti», Donzelli non pensa che si possa ridurre tutto al fascino dell’assegno da 780 euro. Nel voto del 4 marzo, l’editore vede soprattutto «la riduzione al minimo storico della coscienza civica dei meridionali, un gesto di disperazione che mi preoccupa». Un anno zero che trascina il Sud Italia in una era pre-politica antecedente perfino alla rappresentanza clientelare: «Siamo al voto protestatario più disperato: siamo all’illusione del “faccio da me”. E questa desertificazione è una colpa del centrosinistra non tanto per le politiche portate avanti in questi anni, in molti casi positive e che iniziano a dare risultati, quanto per la totale incapacità di costruire una nuova classe dirigente».

Il Movimento Cinque Stelle ha raccolto oltre il 49% dei voti in Campania e il 48,75% in Sicilia. Nelle altre Regioni del Sud è comunque sopra il 42%; sfiora inoltre il 40% in Abruzzo (39,86%) e supera il 35% nelle Marche. Già questo disegna un Sud diverso da quello tradizionalmente inteso, «segno che il boom del Movimento è un fenomeno di ordine generale».

Un grafico pubblicato, tra gli altri, dal quotidiano Repubblica indica che c’è una correlazione chiara tra il Pil pro-capite regionale e l’affermazione del partito guidato da Luigi Di Maio e, tuttavia, «c’è un altro Mezzogiorno, sufficientemente diffuso, il cui voto non può corrispondere a questa logica. Sto parlando di una platea fatta di persone a impiego fisso, lavoratori dell’amministrazione pubblica, dei servizi pubblici. Penso alle piccole e medie cittadine meridionali, di cui conosco bene i modelli di rappresentanza e dove si innesca uno scambio politico di carattere clientelare con cui i politici garantivano e si garantivano una forma di contropotere a Roma».

 

Fallimento a sinistra

Per quanto criticabile, questo è il modello che c’era prima e che «il centrosinistra non è stato capace di superare costruendo una sua classe dirigente, proponendo un modello nuovo che non fosse affidarsi un po’ ai cacicchi locali, un po’ a personaggi incapaci di aggregare alcun tipo di consenso, certificando così il proprio fallimento». In questo deserto, «i meridionali si sono sentiti orfani di un qualsiasi ceto politico che intermediasse i propri interessi e si sono affidati al modello più illusorio che c’è: l’idea di poter fare da soli. Se in fondo al modico prezzo dell’iscrizione a un sito Internet e alla raccolta di poche preferenze posso diventare deputato, questo è un’operazione alla portata di tutti. Nessuno mi rappresenta più, mi rappresento da me. Il risultato paradossale è che, anche per effetto delle regole di questa legge elettorale, il parlamentare più riconoscibile che la Calabria manda a Roma è Matteo Salvini».

Per un uomo come Donzelli che ha attraversato la storia della sinistra italiana, sono parole che suonano soprattutto come un atto d’accusa nei confronti di un ceto politico che – dalla Campania di De Luca alla Puglia di Emiliano, passando per la Sicilia dei Crocetta –, è stata incapace di costruire una forma di rappresentazione matura presso la comunità nazionale, «con il risultato che adesso siamo legati a una contrapposizione Nord-Sud sterile, a una questione meridionale che così come è riproposta non dice e non spiega nulla».

 

Avanti Borboni

Una vicenda più di altre, secondo Donzelli, racconta il fallimento della politica in generale, ma della sinistra in particolare nel Meridione. A luglio la Regione Puglia, con amplissima maggioranza che comprende quindi anche parte del Pd, approva una mozione che istituisce un «giorno della memoria» per le vittime meridionali dimenticate del Risorgimento.

La celebrazione si tiene il 13 febbraio, giorno della capitolazione dei Borbone di Napoli nel 1861, andando così incontro alle posizioni dei movimento neo-borbonici, impegnati da tempo in un’opera di revisionismo di scarso valore storiografico, ma di sicura presa propagandistica e che mira a veicolare un’immagine falsa e stereotipata del Sud come terra una volta felice rovinata dalla rapacità dei Savoia.

«Una bugia gigantesca, una distorsione profonda che è un altro segnale della perdita di lucidità della politica, una scorciatoia alla ricerca di facile consenso. Non sto dicendo che non vi siano stati episodi di violenze e sfruttamento, sappiamo come funzionano le guerre civili e, come italiani, abbiamo l’esempio della Resistenza. Ma bisognerebbe sapere che le nefandezze sono distribuite, le ragioni sono da una parte sola e bisognerebbe sapere da che parte schierarsi».

«Il fatto – continua Donzelli – che iniziative del genere siano state portate avanti dai Cinque Stelle è indicativo, ma che in Puglia sia diventata una bandiera abbracciata anche dal governatore Emiliano è gravissimo. Se fossi stato il segretario regionale del partito avrei sanzionato duramente i miei rappresentanti nelle istituzioni fino a proporne l’espulsione, perché questi sono danni enormi che incidono nella stessa forma della rappresentanza democratica».

 

La ripresa è più forte al Sud

In questa notte politica e ideologica dove tutte le vacche sono nere, il Meridione scompare in un tutto indistinto che impedisce di guardare ai segnali degi ultimi anni, che pure ci sono, e che indicano un timido segnale di ripartenza. Se è un dato conosciuto e diffuso ampiamente il fatto che la crisi abbia impattato sul Sud più pesantemente che al Centro-Nord – nel 2008-2016 il Pil ha segnato un calo cumulato dell’11,3% contro 5,8% – meno si è discusso del fatto dal 2015 la ripresa è stata più forte al Meridione che nel resto del Paese.

«Lo scenario del Sud continua a essere devastante per una serie di elementi di lungo periodo, ma negli ultimi tre-quattro anni ci sono stati elementi in decisa controtendenza che non sono entrati nella rappresentazione, perché poi esiste anche un problema di comunicazione. Lo dico anche come editore: è giusto sottolineare, come spesso è stato fatto, il dramma di un Sud senza librerie, senza rete distributiva. Sono il primo a dirlo: noi facciamo nel Meridione il 4,5% del nostro fatturato, nonostante la nostra vocazione. Ma rispetto a questo quadro, vogliamo parlare di quello che hanno significato le librerie elettroniche per i piccoli paesi del Sud, librerie elettroniche spesso descritte e raccontate come il diavolo con le corna? Vogliamo provare a capire l’impatto della provvidenza di 500 euro ai diciottenni e che ha portato nell’ultimo anno una crescita del mercato del libro in Italia del 5-6%? Di cosa ha significato quantomeno in termini di opportunità, più al sud che al nord?».

«La verità – conclude Donzelli – è che bisognerebbe andare oltre agli stereotipi per avere una capacità minima di riprendere il filo di un ragionamento complessivo sul Meridione. Il voto del 4 marzo è un elemento di complicazione del quadro, non una soluzione».

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