Seguici anche su

2 febbraio 2018

Le tute blu tedesche a difesa dei precari digitali

In Germania il sindacato dei metalmeccanici continua a chiedere condizioni di lavoro migliori per gli operai. Aprendo ai "crowdworker" e trainando le loro rivendicazioni

Barbara Ciolli

 Vai al sommario

Nel caldo dei negoziati per la nuova grande coalizione tra socialdemocratici e cristiano-democratici, i metalmeccanici tedeschi di IgMetall (IgM) incrociano le braccia per lavorare 28 ore settimanali anziché 35 e aumentarsi lo stipendio del 6%. Le tute blu puntano i piedi di fronte al no dei colossi automobilistici, il comparto trainante dei metalmeccanici, perché «non c’è più bisogno di risparmiare». In Germania l’economia continua a crescere a dispetto della crisi politica, anche nel 2017 i disoccupati sono diminuiti. L’industria marcia a pieno ritmo e specie con l’avvento delle nuove tecnologie digitali è l’ora di un «cambio di paradigma», va ripetendo il capo del potente sindacato IgM Jörg Hofmann. «Di tempi del lavoro adatti alla vita»…

Leggi l'articolo per 0,10 €

PAGA CON
Paga con Tinaba

L’ultima campagna del sindacato dei metalmeccanici si intitola: «La mia vita, il mio tempo. Riconcepire il lavoro». Un programma svedese con uno slogan italiano: lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Declinato in Italia o in Grecia, il mantra non piace per nulla alla destra tedesca, nume tutelare degli interessi industriali e bancari, e non la entusiasma neanche per la Germania. Ma IgM è il sindacato più grande al mondo, all’avanguardia nell’affermazione di condizioni di lavoro migliori. Per i metalmeccanici chiede buste paga più pesanti e la possibilità di ridurre per un periodo determinato (senza discriminazioni future) l’orario settimanale dei suoi quasi 4 milioni di lavoratori di riferimento, proprio perché ritiene di essere già andato sufficientemente incontro alla controparte con «l’aumento della flessibilità».

La digitalizzazione snellisce, velocizza, riduce i compiti e l’intento di IgM è quello del migliore dei mondi possibili di Voltaire: alleviare il carico dei lavori manuali e pesanti, qualificare gli operai, limitando contemporaneamente il contraltare della macelleria sociale dei licenziamenti e del proliferare di fabbriche di precari 4.0 in stile Amazon. Una sfida complessa e a lungo termine per IgM, che dal 1 gennaio 2016 ha cambiato il suo statuto per aprire le iscrizioni ai cosiddetti crowd– e gigworker, la massa crescente di precari figli e vittime della globalizzazione e dell’informatizzazione. Anche in Germania i freelance a cottimo, senza contributi né tutele sul lavoro, vengono sempre più sfruttati attraverso piattaforme e applicazioni digitali, per una vastità di mansioni tecniche e creative.

Le richieste piovono anche da colossi come Deutsche Bank o, nella metalmeccanica, Audi. I grandi gruppi tedeschi non fanno eccezione: è comodo ricevere online migliaia di proposte in pochi giorni e spalmare poi il lavoro su centinaia di lavoratori usa e getta, tantissimi tra millennial e disoccupati, al costo di pochi euro l’ora. Neanche la Germania è il migliore dei mondi possibili per i nuovi contratti: in media i crowdworker tedeschi, circa 750 mila dalle indagini più recenti, guadagnano sui 400 euro mensili, una distanza siderale con i dipendenti fissi, in battaglia per l’aumento di buste paga dell’ordine in media di oltre 1600 euro mensili. Ma IgM ha redatto studi e si muove anche contro il regime delle nuove schiavitù, «per evitare una regressione delle condizioni di lavoro da inizio dell’era industriale».

Dall’aprile 2017, ai precari digitali tesserati, IgM copre fino a 100 mila euro di assicurazione in caso di dispute legali con i clienti. Dall’autunno è stato anche istituito in Germania, nella sede IgM di Francoforte, l’ufficio di un loro difensore, con il compito di dirimere i conflitti sul lavoro e far rispettare un Codice di condotta, sottoscritto dai sindacati dei metalmeccanici con otto tra le 32 piattaforme online (dati IgM) con sede legale nel Paese e dall’associazione di categoria Deutscher Crowdsourcing Verband (DcV). Ed è in Rete il nuovo portale di IgM Fair Crowd Work, con gli aggiornamenti sulla categoria e una sezione con i test e la valutazione delle piattaforme online di intermediazione.

Tra loro leader del settore come Testbirds, che ha lanciato l’idea del codice di condotta, e CrowdGuru hanno accettato di andare incontro ai sindacati, impegnandosi per esempio a pagare gli autonomi almeno una volta al mese. La bozza del codice di condotta tedesco per le piattaforme online risale al 2015 e sin dal 2013 IgM ha messo in campo la sua rete internazionale, contattando gli sviluppatori americani di Turkopticon: il primo sistema di valutazione online per gig e crowdworker delle loro condizioni di lavoro, sulla reputazione dei loro committenti. Negli Usa Turkopticon è molto più usato e noto di Fair Crowd Work, ma in compenso in Germania i sindacati hanno molto più margine e forza di contrattazione con la politica e con le aziende.

Il rappresentate di DcV presso il garante dei precari, Thomas Andersen, è impegnato nella concertazione e ci spiega come la «collaborazione instaurata con IgM sia stretta e amichevole, perché la convergenza d’interessi tra le parti coinvolte è anche un obiettivo dell’associazione di categoria». Diplomaticamente racconta di «aver molto imparato negli incontri dall’esperienza di IgM, che dopo decenni di difesa dei lavoratori dipendenti punta a migliorare anche il grado di organizzazione della maggioranza dei lavoratori autonomi».

Così le iniziative di IgM fanno da forza propulsiva anche alle rivendicazioni dei precari di altri settori lavorativi in Germania e alla nascita di comparti sindacali simili in Austria e nel Nord Europa, che insieme e in sempre di più premono sull’Europarlamento per la stesura di un regolamento della cosiddetta economia collaborativa digitale. A Berlino il dibattito su condizioni del lavoro migliori per tutti è all’ordine del giorno anche nei colloqui per la grande coalizione. Il leader socialdemocratico Martin Schulz vuole ancorare il prossimo governo con Angela Merkel alla promessa elettorale della sinistra di far scendere ancora i disoccupati da quota 5,7% (il minimo da 25 anni), aumentare i salari e abbattere il precariato.

Andersen ci racconta di coltivare i rapporti con IgM da qualche anno anche «affinché la DcV si possa impegnare con la politica per ulteriori miglioramenti dello stato dei crowdworker». Da ministro del Lavoro del governo uscente, la capogruppo dei socialdemocratici in parlamento Andrea Nahles, braccio destro di Schulz, ha avviato un tavolo con esperti, associazioni di categoria e sindacati per adeguare il welfare ai «nuovi lavori 4.0», con l’obiettivo di garantire anche a loro un minimo salariale. I precari tedeschi restano molto lontani dal traguardo delle 28 ore settimanali ben retribuite delle tute blu tradizionali, ma il doppio binario di concertazione per un lavoro adatto alla vita è una realtà.

 

Foto in apertura di Cristina de Middel / Magnum Photos / Contrasto

Altri articoli che potrebbero interessarti