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2 febbraio 2018

La grande bugia del diritto al lavoro

La piena occupazione è diventata una chimera. Robot e reddito universale stanno riscrivendo le regole del gioco. Storie e idee per sopravvivere a una trasformazione epocale. Il monografico di questa settimana

Precariato, disoccupazione, sfruttamento. L’aspirazione su cui la Costituzione voleva fondare il Paese è stata tradita. Il giurista Valerio Onida ci spiega che «Quello al lavoro non è un diritto pienamente azionabile per cui il disoccupato va davanti al giudice e gli dice: “Dammi un impiego”». Ma la Costituzione sta qui a ricordarci che facciamo bene a lottare. Il lavoro in Italia tra ideali e perversioni.

Infatti l’ultima campagna del sindacato dei metalmeccanici in Germania si intitola: «La mia vita, il mio tempo. Riconcepire il lavoro». E apre ai “crowdworker”, trainando le loro rivendicazioni. Le tute blu tedesche a difesa dei precari digitali.

Ma automi e intelligenza artificiale potrebbero presto sostituirci. Così un sempre più nutrito gruppo di accademici sostiene che stiamo per approdare nell’economia del «post-work». Smetto (di lavorare) quando voglio è una risposta possibile a un cambiamento epocale ma sopratutto una sfida al modo in cui costruiamo la nostra identità.

Per questo raccontiamo le storie di chi ha vinto la lotteria del Basic Income, da Berlino alla Finlandia. Eppure, secondo molti analisti, la misura segnerebbe la fine dello Stato sociale. Prove di reddito universale.

In Italia però gli incentivi non bastano più a creare occupazione, siamo entrati nell’età della continua transizione da una professionalità all’altra. Bentivogli, Deaglio, Loy e Seghezzi ci spiegano perché se «Meno tasse per tutti» è uno slogan che resiste nel tempo, «un milione di posti di lavoro», è oggi improponibile. Per i lavoratori gli esami non finiscono mai.

L’abito non fa il monaco, ma fa il lavoratore. Per questo l’associazione francese La Cravate Solidaire fornisce a chi cerca un impiego l’abbigliamento adeguato a sostenere un colloquio. Per aiutare i disoccupati a ritrovare la fiducia in se stessi. Le loro immagini rinnovate compongono La boutique delle grandi speranze.

Infatti i millenial sono diventati tutti “imprenditori di se stessi”, costretti a fingersi felici e realizzati anche quando non lo sono. Perché in fondo l’importante è vendersi bene. Da Schumpeter a Drucker: Vi racconto gioie (poche) e dolori dell’imprecariato.

Il web è pieno di annunci per posti che non sono reali, di richieste di condividere le proprie password e di cacciatori di teste che rendono la vita impossibile. Trovare un impiego grazie ai social non è poi così semplice, ma una presenza online ben gestita resta indispensabile. Non è tutto lavoro quel che luccica in rete.

Nel 2016 abbiamo pubblicato il reportage di Leogrande dalla tendopoli calabrese. Un viaggio ancora attuale negli accampamenti dei braccianti africani, per cui il lavoro, scarso, è sempre nero e sottopagato. Dal tramonto all’alba nei ghetti di Rosarno.

C’è poi l’importanza dei luoghi dove si lavora. Con “Office Romance” la photo editor Kathy Ryan ha ritratto gli spazi dell’edificio progettato da Renzo Piano. Catturando non solo gli intervalli luminosi, ma anche quelli di libertà dall’ansia di produzione. Pause di luce al New York Times.

E per saperne di più: Libri e film sul lavoro, una guida bibliografica per esplorare un territorio costantemente battuto dalle rappresentazioni letterarie e cinematografiche.

 

SOMMARIO

Il lavoro in Italia tra ideali e perversioni | Gea Scancarello

Le tute blu tedesche a difesa dei precari digitali | Barbara Ciolli

Smetto (di lavorare) quando voglio | Cecilia Attanasio Ghezzi

Prove di reddito universale | Gabriella Colarusso

Per i lavoratori gli esami non finiscono mai | Samuele Cafasso

Vi racconto gioie (poche) e dolori dell’imprecariato| Silvio Lorusso

Non è tutto lavoro quel che luccica in rete | Federico Gennari Santori

Libri e film sul lavoro | Luigi Cruciani

 

PHOTOGALLERY

La boutique delle grandi speranze | Patrick Zachmann

Pause di luce al New York Times | Kathy Ryan

 

DAL NOSTRO ARCHIVIO

Dal tramonto all’alba nei ghetti di Rosarno | Alessandro Leogrande

 

Foto in apertura di Cristina de Middel / Magnum Photos / Contrasto

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