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19 gennaio 2018

In Europa la bigenitorialità è già perfetta

L'orientamento comune è per l'affido e il collocamento congiunti. Presumendo che la presenza dei genitori nella vita dei figli sia sempre a vantaggio dei minori.

Guido Mariani

Principi simili, prassi diverse. In Europa quasi tutti i sistemi giuridici accolgono il principio della bigenitorialità e dell’affido condiviso, ma riguardo al collocamento dei figli minori le differenze sono marcate. C’è chi lo considera quasi un automatismo, chi lo può far imporre e chi compila una lista con le priorità per il benessere del bambino, e poi decide…

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Tra i Paesi con un orientamento più netto, la Francia ha scelto come modello quella della résidence alterne, la residenza alternata in casa dei due genitori. Spiega Charlotte Butruille-Cardew, avvocato presso la Cour d’appel de Paris e presso la Law Society of England and Wales, che «i genitori separati continuano a esercitare la responsabilità congiunta sui loro figli. Solo in casi eccezionali il tribunale garantisce un affidamento esclusivo. Una legge del 2002 ha stabilito che il principio è una residenza alternata ottenibile anche con un’ordinanza. Nella maggior parte di questi casi il minore risiederà presso ogni genitore con un’alternanza settimanale».

L’articolo 92 del Codice civile spagnolo stabilisce che la fine di un legame affettivo o di un matrimonio non solleva le responsabilità dei genitori nei confronti dei loro figli. Un ordine del giudice disciplina la residenza del figlio e gli accordi per le visite: la prassi è incentivare l’affidamento e il collocamento condiviso. Spiega Alberto Perez Cedillo, membro del colegio de Abogados de Madrid, della Law Society of England and Wales e vicepresidente europeo della International Academy of Family: «L’interesse del figlio è sempre il principio cardine e regola ogni materia riguardante il collocamento e il diritto alle visite. Oggi, molti tribunali cercano di garantire una parte generosa di tempo al genitore con cui il minore non convive. Anche in presenza di un accordo tra le parti è però necessario fissare i principi base decisi per i contatti (giorni, tempi e luoghi), affinché il giudice o il pubblico ministero possano valutare se gli accordi rappresentano nel miglior modo l’interesse del minore».

In Germania i principi generali, disciplinati dalla Sezione 1626 del Codice Civile, stabiliscono che i genitori mantengano sempre la responsabilità genitoriale (in tedesco elterliche Sorge). L’affidamento congiunto è la norma, nella presunzione di legge che rappresenti l’interesse del minore. «Nella prassi – dice l’avvocato Daniela Kreidler-Pleus, membro del gruppo di studio degli avvocati tedeschi per il diritto di famiglia e della International Academy of Family Lawyers – il collocamento del minore prevede il Wechselmodell, una doppia residenza e una cura congiunta. Il sistema è stato di recente oggetto di una sentenza della corte di Cassazione federale che ha stabilito che il tribunale può imporne l’attuazione anche in assenza di un consenso tra le parti con il criterio fondamentale del benessere del figlio».

In Inghilterra e in Galles il Children and Families Act del 2014 ha introdotto il principio del continued parental involvement, coinvolgimento continuo del genitore: si presume che la presenza del genitore nella vita del figlio sia sempre a vantaggio del suo benessere.
Quando finisce un rapporto, madre e padre possono accordarsi sui figli attraverso il cosidetto 
Parental responsibility agreement. Se non c’è però un’intesa, e dopo aver tentato una mediazione, tocca al tribunale emanare il Child arrangements order, un decreto che dispone dove il figlio risiederà e la distribuzione del suo tempo con i genitori.

«Il Children Act del 1989 – spiega Oliver Gravell, partner dello Studio legale Birketts – stabilisce che massima e prioritaria considerazione spetta al benessere del figlio. Il Tribunale deve sempre considerare una welfare checklist (lista del benessere, ndr) che enumera i bisogni del bambino. Dalla riforma del 2014, i giudici devono prevedere il coinvolgimento di entrambi i genitori nella vita dei figli, a meno che questo non leda il benessere degli stessi. Il coinvolgimento viene definito come di qualsiasi tipo, ma non viene presunta una divisone uguale del tempo tra i genitori».

Orientamenti simili nel Nord Europa, notoriamente avanti sul fronte dei diritti. In Olanda i genitori, in caso di separazione, mantengono l’autorità congiunta sui figli. In mancanza di un accordo, un’eventuale residenza primaria del minore è decisa dal tribunale. In Norvegia una legge sull’infanzia del 1981 incoraggia la custodia condivisa, cioè la residenza alternata, sempre seguendo il principio del superiore interesse del minore. Il diritto svedese, infine,  prevede che l’affidamento e il collocamento congiunto si applichino automaticamente qualora uno dei genitori non decida di impugnarli in tribunale. La materia può essere disciplinata da un accordo che deve essere approvato da una specifica commissione dei servizi sociali.

[Foto in apertura di  Josef Koudelka / Magnum Photos / Contrasto]

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