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7 dicembre 2017

Agli under 40 resta solo il populismo

Dove resiste la generazione di Matteo Renzi? Resiste nelle roccaforti dell’antipolitica e del gentismo. Da Giorgia Meloni a Luigi Di Maio

editoriale

 ► Dal numero di pagina99 dal 7 dicembre in edizione digitale

Poveri trenta-quarantenni. Hanno fatto un solo giro di giostra, e adesso già tocca scendere. Sotto le macerie della rottamazione, così, è finita una intera generazione politica. A sinistra sorge l’astro di Pietro Grasso: classe 1945, ex magistrato tanto per perpetrare la tradizione di pescare in ogni dove, ma mai nella politica – quando finirà questo folle amore per la società civile? –, è lui il volto scelto per parlare a millennial e gioventù varia in fuga verso i lidi del populismo e della destra. Pippo Civati, Roberto Speranza e Nicola Fratoianni si sistemano in platea, dove per altro si trovano anche, ma facendo molto più rumore, gli ex rottamati Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema. Nei lidi democratici una volta è la tentazione Marco Minniti (classe 1956), un’altra quella di Paolo Gentiloni (1954), qualcuno ripesca addirittura il settantottenne Romano Prodi.

Tutto, pur di mettere fine alla stagione renziana. A destra poi la partita generazionale assume toni grotteschi: sul regno dell’ottantunenne Silvio Berlusconi non cala mai il sole. E le nuove leve applaudono. Dove resiste la generazione di Matteo Renzi? Resiste nelle roccaforti dell’antipolitica e del gentismo: nella destra di Giorgia Meloni, nei Cinque Stelle affidati a Luigi Di Maio (regista Davide Casaleggio, classe 1976), nella Lega Nord di Matteo Salvini. Non è un caso: i trentenni e quarantenni che per un solo momento hanno sperato di invertire il trend di un Paese gerontocratico e ingessato si ripiegano nel risentimento, nella rabbia. Gli anni di Renzi, partiti con ottimi auspici, sono declinati in una stagione di accordicchi al ribasso, rincorsa ai voti dei pensionati, troppi favori alle rendite. I trenta-quarantenni appaiono oggi come la generazione perduta, quelli che hanno avuto una sola occasione. E l’hanno perduta.

[Foto in apertura di Augusto Casasoli / A3 / Contrasto]

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