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6 dicembre 2017

L’energia che viene da oceani e foreste

Non solo eolico e fotovoltaico. I ricercatori stanno sviluppando nuove tecnologie in grado di sfruttare il mare e le piante come fonti alternative

Daniela De Lorenzo

Dal numero del 7 dicembre in edizione digitale

Bruxelles. I combustibili fossili sono state le fonti di energia maggiormente utilizzate negli ultimi secoli. Ma sono materie esauribili, senza contare la crescente preoccupazione per l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Come superare in modi eco sostenibili e duraturi le sfide energetiche del futuro?

Negli ultimi decenni l’energia solare e quella eolica sono state ampiamente introdotte nei sistemi energetici nazionali. Tuttavia si tratta di fonti incostanti poiché dipendono dalla presenza o meno di correnti d’aria e del sole. Esistono altri metodi per produrre energia rinnovabile e costante, da risorse naturali non ancora sfruttate?

Recenti ricerche e sviluppi in campo tecnologico mostrano come l’energia del futuro possa essere fornita non da ciò che viene dal cielo, ma da ciò che sta sotto i nostri piedi. Una via alternativa che stanno esplorando anche due aziende, Bluerise e Bioo, selezionate il mese scorso dal Parlamento europeo tra le migliori 50 startup del continente.

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La potenza degli oceani

Dal 2010 la startup olandese Bluerise mira a utilizzare il potenziale dell’oceano. Ricoprendo il 70% del nostro pianeta, il mare è una delle risorse energetiche rinnovabili più grandi al mondo. Il processo di conversione dell’energia termica dell’oceano (da cui l’acronimo Otec) in energia meccanica finalizzata alla produzione di energia elettrica utilizza la differenza di temperatura (circa 20 °C) tra la superficie e gli strati più profondi dei mari tropicali.

Poiché le temperature nell’oceano non variano granché tra il giorno e la notte, né durante le stagioni, la produzione di energia dal mare è costante durante tutto l’anno. Inoltre, l’acqua degli strati più profondi (4-6° C) può essere utilizzata per fornire un’alternativa sostenibile alla produzione di aria condizionata di intere aree urbane.

Questi impianti hanno però un limite. Possono essere edificati solo in aree costiere tropicali, poiché è in queste zone che la differenza di temperatura tra l’acqua superficiale e quella in profondità è tale da poter utilizzare le tecnologie Otec. Per converso, è proprio in queste aree che i prezzi dell’elettricità sono più alti e l’uso di sistemi di raffreddamento è costante e utilizza fonti energetiche non rinnovabili, incrementando notevolmente l’inquinamento ambientale.

Oltre un miliardo di persone vive in aree tropicali, e l’introduzione di questa nuove fonti di energia potrebbe ridurre drasticamente le emissioni di CO2, sprechi e costi. «Comparandolo al sistema di raffreddamento utilizzato attualmente, si andrebbe a risparmiare il 90% di energia. I costi verrebbero poi ridotti fino al 60%. E il prezzo dell’energia elettrica, scenderebbe di 0,05 cent per kWh», sostiene Joost Kirkenier, vicedirettore di Bluerise. «Non solo, questa tecnologia può essere utilizzata anche per la produzione di acqua potabile, e nel campo dell’acquacoltura». Bluerise inizierà a implementare i primi due impianti a Curaçao e in Giamaica nel 2018 e i primi clienti saranno connessi al sistema entro il 2019.

 

Il respiro delle foreste

La startup spagnola Bioo si concentra invece sul restante 30% della superficie del globo, proponendo una rivoluzione verde in cui le piante, anche in vaso, possono fornire una fonte di energia sostenibile. In base a studi effettuati nell’arco degli ultimi due anni, il team di Bioo ha sviluppato un brevetto in grado di utilizzare le sostanze naturalmente espulse dalle radici dalle piante per generare elettricità. Le colonie batteriche biologiche di Bioo, sono in grado di rompere gli atomi di queste sostanze naturali, liberandone gli elettroni, e di conseguenza generando corrente che poi viene accumulata nel circuito elettrico brevettato.

Bioo sta sperimentando pannelli grandi un metro quadrato che, posizionati sotto i giardini, riescono a raccogliere e produrre energia ventiquattr’ore al giorno. Si stima che con un giardino di 10 metri quadri si possa soddisfare il fabbisogno giornaliero di una intera abitazione. Ci vorrà però ancora qualche anno prima di vedere i pannelli in azione. «L’obiettivo è sensibilizzare alla sostenibilità e accrescere la qualità della vita armonizzando la natura con la tecnologia», dice l’amministratore delegato e cofondatore Pablo M. Vidarte Gordillo, ventunenne.

Una volta perfezionata, la tecnologia potrà essere usata nella pianificazione urbana, nel settore agricolo e perfino nelle foreste. «Ovviamente», precisa, «non collocheremo pannelli sotto le foreste, stiamo studiando metodi per non danneggiare gli alberi, circondando le radici in modo da raccogliere e produrre energia. Pensiamo che in questo modo in futuro, aziende e multinazionali non si contenderanno i terreni per deforestarli, ma per preservare le foreste e ricavarne energia. Potremo cambiare l’intero paradigma attuale».

[Foto in apertura G. Vasan / Getty/em>]

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