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1 dicembre 2017

“Babylon Berlin”, una telenovela

La serie tv tedesca arriva in Italia. Ma non ha niente di nuovo. Stilemi correnti, colonna sonora "tattica" e stereotipi narrativi banalizzano gli eventi di Weimar

Stefano Jorio

 ► Dal numero del 1 dicembre in edizione digitale

Babylon Berlin, la nuova serie televisiva tedesca di cui in Italia è stato trasmesso il 28 novembre il primo episodio, è così banalmente fedele ai principi narrativi dell’industria dell’intrattenimento che non è difficile prevedere anche da noi un successo di pubblico grande almeno quanto quello tedesco. Forse più grande, dal momento che l’immagine di Berlino all’estero ha già da diversi anni la qualità favolosa e immaginifica avuta nel secolo scorso prima da Parigi e poi da Londra…

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La trama, convenientemente complicata per un trattamento in più episodi – è già in programma la seconda stagione – segue le vicende di Gereon Rath, giovane commissario di polizia che alla fine degli anni Venti viene inviato da Colonia a Berlino per lavorare con la squadra buoncostume. Figlio di un buon amico del sindaco di Colonia Konrad Adenauer, Rath partecipa alla routine lavorativa dei colleghi ma è in realtà incaricato di scoprire chi stia ricattando Adenauer servendosi di un film compromettente. Unica traccia è un fotogramma pornografico che mostra un uomo con due mistress sadomaso; suo unico conforto una sostanza stupefacente che gli provoca severe crisi d’astinenza, ma indispensabile per fermare il tremito delle mani portato a casa dal fronte della Prima guerra mondiale.

Parallelamente a quello di Rath si svolgono gli altri due filoni principali della narrazione: protagonista del primo è Charlotte Ritter, una ragazza povera e carina che sogna di diventare poliziotta, lavora duramente di giorno per aiutare la famiglia e si prostituisce di notte in un noto locale della Friedrichstrasse. Il secondo mette in scena una cellula di trotskisti russi che da Berlino complottano contro Stalin e contrabbandano in Germania un vagone ferroviario pieno d’oro da inviare a Trotsky (esule a Istanbul). Il loro capo Kardakow, ingenuamente innamorato della compagna Swetlana che insieme a lui ha organizzato l’arrivo del treno, non sa che quest’ultima è in realtà una spia dell’ambasciata russa.

Il montaggio è rapido, la telecamera non indugia mai sulle scene perché il suo compito non è osservare ma informare. Ci tiene aggiornati sul corso degli eventi. La tecnica usa gli stilemi correnti della “scuola”: la colonna sonora che resta invariata nonostante il cambio di scena per mostrare la simultaneità di due eventi distanti; le incursioni “postmoderne” nel melodramma, nel pulp e nel thriller; l’accumulo frenetico di scene-lampo appartenenti a filoni narrativi diversi per creare un orchestrale crescendo che si scioglie infine con il compimento di un delitto.

I momenti divertenti si alternano a quelli drammatici, la colonna sonora commenta le scene con meditative arie di pianoforte oppure con un tetro e discorde incalzare di note sulle ottave più basse. E alla fine di ogni episodio, in modo così diligente da diventare noioso, viene creata attesa per l’episodio successivo: perché Babylon Berlin è una telenovela della nostra epoca. La guardiamo soltanto per sapere cosa succederà. È un baraccone pieno di attrazioni: gli efferati diplomatici russi che torturano gli idealisti dissidenti trotskisti, le sollevazioni della Berlino “rossa” represse nel sangue dalla polizia, il cinismo della capitale corrotta che vive di piccoli e grandi intrighi. C’è programmaticamente tutto, è un prodotto ben confezionato. Dotato di charme d’epoca tra indemoniati boogie-woogie e affittacamere vedove di guerra.

Poliziotto buono tra poliziotti incanagliti, diligente funzionario di Colonia sorpreso dalla contiguità berlinese tra il crimine e la legge, Rath trova e arresta loschi produttori cinematografici, interroga gli ambienti del sadomaso e della pedopornografia senza arrivare a scoperte risolutive. Presto però farà la conoscenza di Charlotte, che ha preso un lavoro a cottimo in questura e un giorno scopre il suo segreto di tossicomane. Tra i due nasce una complicità. Charlotte si rivela una preziosa aiutante per le ricerche di Rath grazie alla conoscenza dei bassifondi e alla sua furba disinvoltura. I loro sforzi congiunti li porteranno sulle tracce della congiura antistalinista, della doppiogiochista Swetlana – che di notte fa la cantante nel night in cui lavora Charlotte – e del film compromettente. Dietro il ricatto ai danni del sindaco Adenauer c’è infatti il proprietario del club, un affarista senza scrupoli che, contattato da Kardakow in fuga, accetta di aiutarlo a recuperare il vagone carico d’oro: a causa del tradimento di Swetlana il vagone giace in un deposito ferroviario, camuffato tra gli altri vagoni di un treno merci su cui un generale ribelle ha fatto arrivare grandi quantità di gas nervino. Sta organizzando un colpo di Stato.

Si trascina così, tra «i russi», «i rossi», «i documenti», «l’oro» e personaggi che sono «la chiave di tutto» questa serie televisiva ingenua per quant’è furba, che si avvale di ogni possibile stereotipo narrativo (il travestito vanitoso e delatore, l’ex poliziotto ora eroinomane e abietto) e con l’avidità dell’industria culturale banalizza gli eventi della Repubblica di Weimar (la popolazione affamata, l’antisemitismo, l’ombra nazista e la repressione politica) come ingredienti che funzionano per creare una “buona storia”. Ricorda un cavallo drogato: un prodotto di scuderia ottimizzato tecnicamente ai fini della performance.

[Foto in apertura X-Filme Creative Pool / Beta Film / Sky Deutschland / Degeto Film]

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