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1 dicembre 2017

La e-democracy non batte l’apatia

 ► Dal numero del 1 dicembre in edizione digitale

Che i cittadini vogliano influenzare i politici è un dato di fatto che è nato con la democrazia. Ma gli islandesi, dopo il grande moto di disillusione che ha seguito la crisi finanziaria del 2008, l’hanno tradotto in software. Si chiama Your Priorities ed è una piattaforma – ideata negli anni della crisi da Robert Bjarnason, amministratore delegato della società Citizen Foundation, e dal socio Gunnar Grimsson – che permette a tutti di suggerire leggi, politiche e misure di bilancio ai governi. Il meccanismo è sempre quello dal basso verso l’alto: le proposte vengono votate dal basso e i politici non sono costretti a tramutarle in legge. Ma spesso, dice l’esperienza islandese, lo fanno.

Nel 2010 il sindaco di Reykjavik ha incoraggiato gli abitanti della sua città ad utilizzare il sito Better Reykjavik, creato sulla già menzionata piattaforma. La promessa era quella di finanziare ogni mese le dieci migliori idee. Sette anni più tardi il sito può vantare 20 mila iscritti (su 120 mila abitanti) e 769 suggerimenti approvati dalla municipalità della capitale. Tra le proposte tradotte nella realtà troviamo l’assistenza ai senzatetto, la conversione della centrale elettrica cittadina in un centro per i giovani, la creazione di bagni pubblici “no gender”, l’intitolazione di una strada a Darth Vader, il celebre personaggio della saga Guerre Stellari.

La piattaforma Your Priorities nel frattempo è stata testata in altri Paesi: Estonia, Australia, Scozia, Galles, Norvegia e Malta. In Estonia il parlamento ha deciso di portare in aula ogni proposta che superi i mille voti. Ma tutto ciò non basta ancora.

Secondo Jón Gnarr, il comico che nel 2010 si è candidato a sindaco della capitale islandese e ha vinto le elezioni, Better Reykjavik non è riuscito a coinvolgere i giovani né a sconfiggere il montante sentimento di apatia della città. «Speravo», ha dichiarato al Financial Times, «che potesse essere soluzione ideale, ma non è stato così. È comunque una delle tante strade per affrontare la crisi della democrazia e portare la gente a votare».

[Foto in apertura  J.Rousselot / laif / contrasto]

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