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1 dicembre 2017

Come l’auto senza pilota cambia le assicurazioni

Il crollo degli incidenti previsto con la diffusione della guida assistita rivoluzionerà il mercato delle polizze. Ma per il conducente resta l'obbligo di vigilare

Giuliana De Vivo

 ► Dal numero del 1 dicembre in edizione digitale

Arriveremo al giorno in cui l’auto esce da sola dal parcheggio, si piazza sotto casa in attesa del nostro arrivo e riparte non appena ci siamo accomodati sul sedile di fianco. Una vettura effettivamente self driving, capace di muoversi senza bisogno di un conducente. Allora le nostre vite miglioreranno, prevedeva nel luglio dello scorso anno il Washington Post: «Gli anziani e i ciechi potranno spostarsi con molta meno assistenza. Gli incidenti mortali non scompariranno, ma diminuiranno. Le auto si parleranno tra loro e guideranno in modo più prevedibile, così il traffico calerà». Meno perdite di tempo per cercare parcheggio, meno pendolari stressati, meno gente con un’auto di proprietà e quindi meno consumo di benzina nel Paese, proseguiva l’articolo.

Oggi la realtà si ferma un pelo prima, la distanza tra le ambizioni futuristiche e la tecnologia esistente si è mostrata, drammatica, il 7 maggio 2016 ed è costata la vita all’ex marine Joshua Brown, il 40enne finito sotto un camion mentre testava una Tesla Model S: l’auto non riuscì a distinguere la sagoma del tir, che arrivava dalla direzione opposta e stava svoltando a sinistra, dall’azzurro del cielo. Nei 37 minuti antecedenti allo schianto Brown non poggiò mai le mani sul volante, ed è questo l’elemento che ha escluso ogni responsabilità della casa di produzione, perché l’Autopilot, a dispetto del nome, assiste il conducente ma non lo sostituisce, come precisarono dall’azienda di Elon Musk.

Si tratta di un sistema di guida semi-autonoma, concluse la National Highway Traffic Administration, l’agenzia del Dipartimento dei Trasporti americano che si occupa di sicurezza stradale e che, al termine dell’inchiesta, non ritenne necessario ritirare le Model S in circolazione negli Usa: tecnicamente non c’era nessun difetto, l’Autopilot non è uno chaffeur virtuale, non è sufficientemente avanzato – e nemmeno pensato – per essere capace di sterzare e frenare da solo, presuppone che chi si trova in auto resti vigile, utilizza radar e sensori solo come forma di ausilio.

Un sistema simile di sensori è fornito da Mobileye, la società di Intel la cui tecnologia è montata su vetture Fca-Bmw: il sistema, come nel caso dei Suv Uber-Volvo, è sempre quello Adas (Advanced Driver Assistancer System), cioè presuppone l’intervento umano. Dettaglio importantissimo sotto il profilo assicurativo, perché è su questo che è imperniato, per esempio, il modello di InsureMyTesla, il pacchetto assicurativo per le auto di Elon Musk arrivato negli Stati Uniti lo scorso ottobre, dopo l’accordo siglato con la società Liberty Mutual, e presente già in 20 Paesi del mondo (pionieri sono stati Hong Kong e Australia), compresa l’Italia, dove l’assicurazione, attiva da gennaio 2017, è gestita da Quixa per conto di Axa.

«Le funzionalità di sicurezza sono attive ovunque, anche in centro città, ma dal punto di vista assicurativo l’auto con sistemi Adas resta una vettura come le altre», chiarisce a pagina99 Charles Delaville, responsabile comunicazione di Tesla per l’Europa. La convivenza tra polizze per le auto con guida assistita – che oggi in Italia rappresentano circa il 15% di quelle in circolazione, ma si calcola arriveranno alla metà del totale entro il 2025 – e tutte le altre per ora si ferma qui. Delaville aggiunge che «secondo la Nhtsa l’attuale sistema Autopilot abbatte il rischio di collisione del 40%»: il riferimento è all’ingresso di Autosteer, funzionalità di Autopilot che aiuta la vettura a restare dentro la sua corsia anche in curva, introdotta nel 2015.

Un report di Kpmg dello stesso anno dedicato alle “Assicurazioni nell’era dei veicoli autonomi” ha calcolato che entro il 2030 l’intero settore potrebbe contrarsi del 40% proprio per effetto di tecnologie sempre più evolute. Uno scenario di cui sono consapevoli anche le assicuratrici italiane: martedì 28 novembre il convegno nazionale di Ania, l’associazione che le raggruppa, si è focalizzato proprio su questo. Perché se prima le polizze erano affare esclusivo delle società assicuratrici, oggi sono i produttori di auto, da Tesla in poi, a valutare di entrare in questo mercato, vendendo la polizza assieme all’auto.

[Foto in apertura di Mark Peterson / Redux / Contrasto]

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