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26 novembre 2017

È tutta musica leggera

Esce il nuovo album dei King Gizzard & the Lizard Wizard. Ed è gratis, per tutti. Ultimo passo verso la smaterializzazione dei supporti

Michele Casella

 ► Dal numero di pagina99 del 24 novembre in edizione digitale

Il 18 giugno del 1948 la Columbia Records presentava a New York il primo lp in vinile della storia, una registrazione del Concerto per violino in mi minore di Mendelssohn, entrata nella storia della musica e della riproducibilità tecnica. A quasi 70 anni dalla messa in commercio del più iconico dei supporti fonografici, le dinamiche di produzione e distribuzione discografica hanno ormai raggiunto un punto di non ritorno, elidendo del tutto quella sottile linea di confine che per anni ha separato l’opera dalle strategie di marketing. Appena una settimana fa, infatti, il gruppo psych rock King Gizzard & The Lizard Wizard ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un insolito annuncio di presentazione per Polygondwanaland, la nuova pubblicazione della band australiana…

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Un album offerto gratuitamente a ogni tipo di ascoltatore, sia esso un melomane affezionato al vinile, un masterizzatore incallito di cd o un accumulatore di mp3. Per ciascuno è stato approntato un link di download, dal quale è possibile scaricare la versione più adatta per la creazione del supporto preferito. Nulla di significativo, se non fosse che Polygondwanaland è dichiaratamente un’opera di proprietà dell’ascoltatore, che oltre a duplicarla e diffonderla in maniera illimitata può perfino creare un’etichetta indipendente per venderla.

L’opera musicale, ormai smaterializzata e spogliata del suo corpus multicodice, viene definitivamente privata del suo valore economico e diventa attrattiva promozionale per la principale forma di ricavo: la performance dal vivo. Ma la scelta di King Gizzard & The Lizard Wizard è solo lo step più recente di un mutamento in atto da circa un ventennio, quando i sistemi di peer-to-peer hanno cominciato a condizionare in maniera sensibile il sistema di diffusione della cultura contemporanea.

I primi ad accorgersene sono stati i Radiohead, che nel 2007 diffondevano in rete il loro settimo album In Rainbow proponendo agli ascoltatori di decidere il prezzo da pagare. Il disco si è dimostrato un successo, ma il 62% del pubblico ha scelto di non sborsare neppure un centesimo, mentre la media pagata dal restante 38% è stata di appena 2,22 sterline. Una mossa di marketing di altissimo potenziale mediatico, ma che solo una band di livello planetario come i Radiohead avrebbe potuto sperimentare senza rischi di collasso.

Se la band di Thom Yorke ha sfidato le leggi del business per creare un collegamento commerciale diretto col proprio pubblico, nel 2014 gli U2 sfiorano la megalomania con un’operazione dai tratti inediti. Grazie a un accordo con la Apple, il disco Songs of Innocence esce in digitale il 9 settembre e, in una frazione di secondo pari a un click, viene reso disponibile gratuitamente per gli utenti di iTunes. Si tratta della più grande pubblicazione nella storia della musica e coinvolge oltre mezzo miliardo di (inconsapevoli) ascoltatori di 119 Paesi, i quali si vedono recapitare sui propri device il disco senza neppure averli richiesto. In poche settimane la mastodontica operazione si rivela un mezzo fiasco, per alcuni a causa della qualità artistica delle tracce ma per altri come reazione a un ascolto forzato che sembra aver poco a che fare con l’autentica passione per la musica.Sarà poi lo stesso Bono Vox a fare pubblica ammenda, giustificando quella scelta invasiva come un inconsueto mix di generosità e autopromozione.

Nel 2014 Thom Yorke ha nuovamente provato a scavalcare le regole del rapporto fra artista e label condividendo il suo album solista Tomorrow’s Modern Boxes tramite BitTorrent, ma questa volta fissando il prezzo del download a 6 dollari. In parallelo, il disco esce anche nei negozi di dischi, dove una copia in vinile viene però venduta al prezzo medio di circa 50 euro. Merito di un mercato in ripresa come quello del vinile e delle edizioni da collezione, che nel 2015 raggiunge un apice originale con l’uscita di Once Upon a Time in Shaolin. Il disco del Wu-Tang Clan è infatti stato pubblicato in un’unica copia, venduta a patto che l’acquirente sia contrattualmente obbligato a non rimetterla in commercio fino al 2103. Difficile dire se anche in questo caso si sia trattato di un espediente promozionale o di un estremo atto d’orgoglio in nome della creatività.

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