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7 ottobre 2017

Concerto per uomo e macchina

L’intelligenza artificiale ci seppellirà? La questione interroga anche la musica. Due spettacoli del Romaeuropa Festival suggeriscono la sinergia

Daniele Bova

Dal numero di pagina99 in edicola dal 6 ottobre e in edizione digitale

È fuori di dubbio: l’innovazione tecnologica è una delle grandi questioni della nostra contemporaneità. Un tema sempre più dibattuto, che ha invaso il nostro quotidiano costruendo un nuovo immaginario collettivo, sottraendo all’utopia scenari in cui la scienza si sostituisce a Dio. E se da un lato la fiducia nel progresso ci suggerisce un futuro migliore, dall’altro c’è chi vede nella crescita esponenziale della tecnologia un imminente pericolo.

Risale a pochi mesi fa, per esempio, un acceso botta e risposta tra Mark Zuckerberg ed Elon Musk riguardo alle possibili minacce collegate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale: mentre il padre di Facebook si diceva poco preoccupato dagli scenari apocalittici avanzati dai detrattori della A.I., il fondatore di Tesla lo ha tacciato su Twitter di avere una visione limitata dell’argomento («Sarà l’intelligenza artificiale a scatenare la terza guerra mondiale»). In questo contesto, affiora una domanda fondamentale: può la macchina sostituire l’uomo? La risposta andrebbe ricercata in ciò che l’essere umano ha di più peculiare: la creatività.

In tal senso, è bastata una canzone pop interamente generata da un’intelligenza artificiale, nel 2016, per scatenare un acceso dibattito. L’anno scorso i ricercatori della Sony hanno messo a punto un software capace di creare canzoni ex novo rielaborando uno sconfinato database di tracce e a oggi sono innumerevoli le start-up, a metà strada tra business e ricerca, che provano a capire come e se l’intelligenza artificiale possa sostituirsi a musicisti in carne e ossa.

Questa tensione irrisolta tra uomo e macchina è uno dei temi del Romaeuropa Festival 2017, che il 2 dicembre ospiterà al Palazzo delle Esposizioni lo spettacolo Cracking Danilo Rea. «L’idea centrale della performance è la rappresentazione dell’angoscia della società contemporanea di perdere centralità con l’avvento dell’intelligenza artificiale. Non solo nel reparto produttivo ma in tutte le filiere, anche in quella creativa», dice a pagina99 Alex Braga, artista concettuale (conosciuto anche come speaker radiofonico) che ha ideato lo spettacolo insieme al celebre pianista jazz Danilo Rea.

«Ogni giorno escono articoli che parlano dei benefici e malefici dell’intelligenza artificiale e il dibattito è caldissimo. Ma ovviamente nessuno può dare una risposta sicura». L’idea portante dello show è quella di far interagire l’improvvisazione umana di Rea con i suoni prodotti da una A.I. progettata appositamente dalla Facoltà di Ingegneria di Roma Tre. Quindi la spontaneità contro la generazione calcolata, il genio romantico contro il software prevedibile.

In poche parole, l’uomo contro la macchina. Ma, allo stesso tempo, tra l’elemento umano e quello tecnologico può crearsi una sinergia. «Cracking Danilo Rea cerca proprio di rappresentare questo equilibrio, la nostra idea di futuro», continua Alex Braga. «Un posto dove l’uomo e la macchina convivono in pacifica e fruttuosa simbiosi, dove 1+1 sia uguale a 3. Dove la macchina arriva a certi livelli grazie all’uomo e l’uomo raggiunge certi traguardi solo grazie alla macchina».

La questione dell’interazione uomo-macchina diventa quindi la chiave di lettura per mettere in prospettiva la nostra quotidianità tecnologica. Geek Bagatelles, l’opera del compositore francese Bernard Cavanna in programma il 13 ottobre nel contesto del Romaeuropa Festival all’Auditorium Parco della Musica, esprime questo concetto in modo suggestivo. A eseguire la partitura del maestro transalpino sarà infatti l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, diretta da Gabriele Bonolis, e il coro di smartphone degli studenti del Liceo Teresa Gullace Talotta di Roma, guidato da Pierre Bassery.

Il pubblico in sala potrà interagire con la performance attraverso delle app scaricabili sui propri cellulari. Uomo e macchina, quindi, che si compenetrano in una grande orchestrazione musicale. «Se vogliamo utilizzare le nuove tecnologie allo scopo di migliorarci, credo sia necessario trasmettere ai giovani una formazione digitale», afferma Pierre Bassery, «un’istruzione che dia loro le basi per imparare i linguaggi di programmazione, conoscere più in profondità il mondo delle macchine, capire come accedere alla conoscenza tramite le informazioni reperibili su Internet. La tecnologia fornisce agli uomini nuovi strumenti per creare, ma l’uomo deve mantenerne il controllo per rimanere padrone della propria creazione». Insomma, anche l’uomo dovrà imparare qualcosa dalle macchine da lui stesso generate. Come, d’altronde, fanno i migliori padri con i propri figli quando vogliono trasmettere loro l’idea di un futuro pacifico, capace di risolvere il conflitto.

[Foto in apertura di Camera Press / Contrasto]

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