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5 ottobre 2017

La bolla di Baricco e dei festival

Non è popolare né bello dirlo, ma dovremmo riconoscere che gli spettatori di 'Furore' sono stati gli stessi dei festival letterari in giro per l’Italia

Samuele Cafasso

Ci servirebbe la saggezza di Pietro Nenni quando avvertiva che spesso piazze piene fa rima con urne vuote. Forse così avremmo evitato la delusione del giorno dopo, quando martedì mattina abbiamo capito che la raffica di tweet entusiasti della nostra acculturatissima bolla informativa per la lettura di Furore da parte di Alessandro Baricco non aveva corrispondenza alcuna con il gradimento effettivo del pubblico televisivo.

Sulla terza rete, quella sera, erano sintonizzati in 550mila, pari al 2,15% di share. Il talk show di Del Debbio su Rete 4 ha fatto il doppio di share, Il Grande Fratello Vip ha avuto 4,7 milioni di spettatori e il film tv La musica del silenzio su Rai Uno 6 milioni.

Non è popolare né bello dirlo qui, ma se siamo onesti dovremmo riconoscere che gli spettatori di Baricco sono stati, all’incirca, gli stessi dei numerosi festival letterari in giro per l’Italia, saloni e rassegne varie da cui torniamo ogni volta rincuorati con la convinzione (falsa) che il Paese è diverso da come ce l’eravamo immaginati, un Paese che in realtà ama i libri, il cinema d’autore e la buona musica.

Una minoranza, pur numerosa, che si incontra sui social e nelle piazze, si applaude e si rincuora immaginando un futuro radioso a sua somiglianza. Così applaudiamo Baricco che legge Steinbeck con spirito altruista, non tanto per vederlo noi stessi – che magari l’abbiamo già visto sei mesi prima dal vivo a Torino – ma perché immaginiamo che lo vedranno tutti gli altri al posto del Grande Fratello, e che così, chissà poi perché, saremo un Paese migliore.

Una convinzione da presuntuosi, a voler essere sinceri, che cela l’eterno paradosso delle politiche culturali: pagare o sovvenzionare con soldi pubblici teatri d’opera, cinema d’autore, libri che poi leggono o guardano persone che magari questi consumi culturali potrebbero comprarseli da soli. In tv, ci può piacere o no, funziona Benigni perché è Benigni, Saviano, pochi altri nomi noti.

Baricco che legge Furore è uno spettacolo di nicchia che ha tutto il diritto di avere uno spazio in prima serata, a patto di non immaginarsi pubblici che non ci sono. Si tratta di una nicchia, rispettabile, magari anche in crescita, ma che forse dovrebbe smetterla di pensare che, solo se glielo proponessero, tutti gli altri avrebbero i loro stessi gusti culturali. Perché non è così.

[Foto in apertura di Isolde Ohlbaum / Laif / Constrasto]

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