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3 ottobre 2017

La grande corsa al riarmo digitale

Un fiume di denaro si sta riversando sulle nuove tecnologie belliche. Usa e Cina sono in prima linea, ma c’è anche l’Italia. La sfida per dominare la guerra futura

Andrea Daniele Signorelli

«Tutte le nuove tecnologie militari hanno un solo scopo: aumentare la sicurezza di chi si trova in prima linea», spiega Marco Buratti, direttore Marketing &Vendite della divisione Elettronica per la Difesa Terrestre e Navale di Leonardo (ex Finmeccanica). «Sono innovazioni che permettono di misurare con precisione i risultati delle operazioni, agire in condizioni di maggiore sicurezza e reagire in tempi più rapidi, limitando al massimo gli errori».

Questo, almeno, è un lato della medaglia. Sul rovescio si trovano invece i rischi che si scateni una nuova corsa agli armamenti e che il minore coinvolgimento di soldati umani – grazie ad armi ipertecnologiche rese sempre più autonome dall’impiego di sofisticati algoritmi – faccia aumentare i teatri di battaglia, con tutto ciò che ne consegue in termini di devastazioni e vittime civili. Un punto sottolineato con forza nella recente lettera inviata alle Nazioni Unite da 116 esperti di robotica e intelligenza artificiale (capitanati da Elon Musk) in cui si chiede che le armi autonome vengano vietate. Quel che è certo è che la trasformazione digitale dell’industria bellica sta raggiungendo il suo apice e non riguarda solo le avveniristiche armi autonome, ma anche l’organizzazione delle strutture militari, soprattutto dal punto di vista della comunicazione, dell’intelligence e della condivisione di informazioni cruciali in tempo reale…

 Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 29 settembre e in edizione digitale

[Foto in apertura di Giulio Piscitelli / Contrasto]

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