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28 settembre 2017

Se un dottorando vale mille euro al mese

Arriva alla Camera una proposta per alzare i compensi dei giovani che fanno ricerca. L’investimento in conoscenza è quello che da sempre genera i rendimenti maggiori

Giulio Formenti*

Ad aprile il governo ha previsto l’assunzione di duemila giovani nella pubblica amministrazione e adesso si parla di un ulteriore piano straordinario di concorsi pubblici per sostituire le 500 mila persone che andranno in pensione nei prossimi quattro anni (un sesto del totale). Il governo ha anche annunciato un piano da 2,5 miliardi di decontribuzioni per gli under30 così da sbilanciare il costo del lavoro a favore dei giovani e incentivare le assunzioni a tempo indeterminato.

Bene. Ma in un Paese dove troppo a lungo si sono confusi flessibilità e precariato, i giovani non dovrebbero illudersi che un posto di lavoro ben retribuito sia lì ad attenderli. Bisogna essere capaci di mettersi nella condizione di produrre valore aggiunto.

In quest’ottica, l’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo e l’investimento in conoscenza è quello che da sempre genera i rendimenti maggiori. Allora la scuola e l’università sono i luoghi primari di produzione del bene pubblico di maggior valore, che come tale deve essere trattato dallo Stato.

Con questo spirito giovedì scorso alla Camera dei Deputati un gruppo di giovani ha presentato una serie di proposte atte a valorizzare i giovani ricercatori. Tra queste, l’aumento dei compensi dei dottorandi italiani, una scommessa su molti giovani neolaureati e sul futuro della ricerca in Italia.

Nel 2014 nel nostro Paese lo stipendio degli under30, corretto per il costo della vita, era inferiore del 20% rispetto alla media dell’Europa a 28 (fonte: Eurostat). Nel 2016 lo stipendio medio del laureato italiano a un anno dalla laurea era di 1.040 euro netti mensili, mentre a tre anni era di 1.270 (fonte: AlmaLaurea).

Un dottorando è un laureato magistrale che ha vinto un concorso pubblico eppure, anche se vincesse il posto immediatamente dopo la laurea, il suo stipendio a tre anni di distanza sarebbe ancora fermo a 1.012 euro. Per le 19.515 borse attuali, l’incremento di 200 euro netti mensili a dottorando (+20%) proposto alla Camera costerebbe allo Stato circa 70 milioni di euro.

Investire sui giovani che fanno ricerca significherebbe non solo valorizzarne le idee, le competenze, i titoli e i risultati, ma anche fare un investimento sul futuro dell’intero Paese.

*Rappresentante dei dottorandi nel Senato accademico dell’Università degli studi di Milano

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