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11 settembre 2017

E ora Mosca vuole la sua criptoValley

Putin vede con favore il nuovo strumento. E la banca centrale russa lavora a un progetto pilota basato su Ethereum

Gabriella Colarusso

Dal numero di pagina99 in edicola dall’8 settembre e in edizione digitale

Nella hall della Sberbank, la più grande banca russa, al 60% di proprietà statale, si possono comprare cappuccino e caffè pagandoli in bitcoin. Il bar che lo consente è di una società privata, che rendiconta e paga le tasse in rubli, evitando così di incorrere in problemi legali visto che i pagamenti con la criptovaluta restano nell’alveo delle transazioni effettuate tra individui: «Non c’è nessuna legge che lo vieti», ha spiegato il suo co-fondatore, Timofei Kulikov, a Bloomberg.

A Mosca un numero crescente di attività commerciali ha seguito l’esempio di Kulikov, e i pagamenti in bitcoin sono diventati una pratica sempre più diffusa, così come le Ico, le Initial coin offering, ora sotto i riflettori delle banche centrali di mezzo mondo. Dopo il divieto di Ico deciso dalla Cina, la banca centrale russa ha ribadito che si tratta di operazioni fuori dalla regolamentazione dello Stato, definendo «prematura» la possibilità che vengano adottate dal sistema finanziario della Federazione. Ma è esattamente quello a cui si lavora al Cremlino.

Per molto tempo governo e autorità di regolazione hanno avuto un approccio sospettoso nei confronti delle nuove monete digitali, arrivando a minacciare con il carcere – succedeva poco più di un anno fa – gli utenti di bitcoin e associando le transazioni in criptovaluta all’hacking e ad altre attività illecite. Negli ultimi 12 mesi, l’atteggiamento è radicalmente cambiato.

A giugno, Putin ha incontrato Vitalik Buterin, il 23enne russo-canadese fondatore di Ethereum, la principale rivale dei bitcoin, a margine dell’Economic Forum di San Pietroburgo. Dall’incontro il presidente è uscito con questa dichiarazione: «L’economia digitale non è un’industria a parte, è la base per creare nuovi modelli di business». La banca centrale russa sta lavorando a un progetto pilota di una rete blockchain basata su Ethereum per effettuare i pagamenti online, e un comitato interministeriale sta mettendo a punto un progetto di riforma per regolare il settore – comprese le Ico – che dovrebbe essere portato in Parlamento entro l’autunno.

Secondo diversi analisti, il mutato approccio del governo nasce dalla volontà di conquistare finalmente un vantaggio competitivo nei confronti di Cina e Stati Uniti in un settore dell’innovazione tecnologica – lo sviluppo delle reti blockchain e delle criptovalute – in rapida crescita e non ancora governato da giganti tecnologici. Una criptoValley da contrapporre alla Silicon Valley. Pochi giorni fa, Dmitry Mariniche, tra i fondatori di Russian Miner Coin e consigliere di Putin in materia di economia digitale, ha annunciato il lancio di una Ico da 100 milioni di dollari in moneta digitale. Marinichev è convinto che su questo terreno la Russia possa lanciare una sfida alla Cina, raggiungendo «una quota di mercato del 30% nel mining sulle criptovalute globali».

Marc C. Johnson, ex consulente Cia, ha dato sul Daily Beast una lettura diversa e opposta della nuova criptomania russa. Secondo l’analista, il cambio di passo del governo nasce dalle pressioni degli oligarchi, per i quali un sistema criptato e legale di transazioni finanziarie rappresenterebbe un formidabile strumento «per bypassare i controlli finanziari internazionali».

[Foto in apertura di Maxim Zmeyev / AFP / Getty Images]

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