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12 settembre 2017

Quel libro piacerà, lo dicono i big data

Dietro lo sbarco in Italia di HarperCollins e Planeta c’è una strategia globale contro Amazon: ora la sfida si gioca su su algoritmi e database

Samuele Cafasso - Luigi Cruciani

In Italia, almeno finora, sono dei nani, ma seduti sopra le spalle di giganti. E potrebbero cambiare il Dna dell’editoria nazionale in nome dei big data, una mutazione genetica già avviata in tutto il mondo da Amazon. Quando fu annunciata la grande operazione di Mondazzoli, da più parti si urlò, un po’ troppo frettolosamente, alla morte del pluralismo editoriale. In realtà, paradossalmente, non c’è mai stato negli ultimi anni un periodo di così grandi stravolgimenti nell’una volta placido stagno dell’editoria italiana. La crescita di Giunti con Bompiani, la nascita di La nave di Teseo, il ritorno di Marsilio e Adelphi come case indipendenti, un rinnovato protagonismo della piccola editoria.

E poi due grandi gruppi internazionali che sbarcano da noi: HarperCollins (in proprio) e Planeta (in joint venture con De Agostini). I nani sulle spalle dei giganti, appunto. Che senso hanno operazioni del genere in un Paese dove i lettori sono solo il 43%, un grande player ha il 40% del mercato, la distribuzione e le librerie sono in una situazione di oligopolio? Scenario scoraggiante, ma bisogna tenere conto di due cose. La prima è che oggi, su tutti i mercati culturali, avanzano i grandi brand internazionali: vale per la televisione e si sta iniziando a vedere anche nel giornalismo periodico. Il secondo fattore si chiama big data…

  Continua sul numero di pagina99 in edicola dall’8 settembre e in edizione digitale

[Foto in apertura di Phil Ashley / Getty Images]

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