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10 settembre 2017

A Tripoli dove regna un governo fantasma

L’esecutivo di al Serraj sostenuto anche dall’Italia non controlla la capitale. Che è in mano alle milizie, come il resto del Paese. La resistenza silenziosa di un gruppo di attivisti

Francesca Mannocchi

La moschea di piazza Algeria a Tripoli si riempie per la preghiera del venerdì, i padri con i propri figli per mano indossano la Jalabiya del giorno di festa. Tre mendicanti sono sedute sui gradini delle scale, i volti coperti dal niqab, di fronte a loro pochi dinari dell’elemosina. Dagli altoparlanti la voce dell’imam racconta i giorni difficili di Tripoli, i giorni senza denaro, senza sicurezza, che sono anche i giorni prima dell’Eid al-Adha, i giorni prima della festività: «Sono giorni di sofferenza e dobbiamo stringerci l’un l’altro in un grande aiuto. Se avete da mangiare e il vostro vicino non ne ha, aiutatelo. Non è bene mangiare se il nostro vicino non può godere come noi della tavola. Se avete denaro e il vostro vicino non ne ha, cedetene un po’ del vostro. Un giorno, vi ricambierà».

Sul muro antistante la moschea un manifesto con il volto del generale Khalifa Haftar marchiato da una croce rossa e una scritta in basso che recita: Qui non ti vogliamo. Khaled esce dalla preghiera del venerdì con lo sguardo basso, sembra parlare tra sé e sé, si siede in uno dei tanti caffè della piazza antistante la moschea, da solo. Di fronte a lui un tavolo con alcuni rappresentanti del governo di Tripoli, dall’altra parte della piazza le auto nere con i simboli della milizia al Nawasi, una delle più potenti della città, dentro quattro giovani ragazzi, armati, rumorosi, ostentano l’arroganza del potere. Sulla stessa piazza un edificio con un bancomat, ormai rotto e polveroso come decine di altri in città, nella città senza contante…

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[Foto in apertura di Mahmud Turkia / AFP / Getty Images]

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