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8 settembre 2017

Meno servizi, più bonus: lo Stato sociale è al capolinea

Soldi ai diciottenni, alle neo-mamme, agli insegnanti e ai pensionati. Mentre si taglia sulla sanità e nell’istruzione siamo terzultimi in Europa

Samuele Cafasso

In quale momento l’Italia è diventato un Paese dove fare Stato sociale non vuol dire più fornire servizi per tutti ma, semplicemente, mettere soldi in mano ai cittadini attraverso bonus, detrazioni, sgravi, mance a vario titolo, sperando poi che in mezzo alla crisi se la risolvano da soli? I dati Eurostat ci dicono che in Europa l’Italia è il Paese che stanzia meno risorse in percentuale rispetto al Pil per il welfare di servizi (7,1%) e, al contrario, più di tutti per erogazioni in denaro (21,7%), come mostriamo nel grafico pubblicato qui a fianco.

I numeri dell’istituto statistico europeo si fermano al 2014. Da allora la situazione è ulteriormente peggiorata, come mostra il secondo grafico (dati Istat) che mostra la spesa sociale in valori assoluti: dagli 80 euro in poi, il governo Renzi prima e quello Gentiloni dopo hanno approvato una sventagliata di misure che, a partire dal lavoro, sono tutte sottese da un’unica ideologia. Tagli ai servizi, mano larga sugli incentivi. Ma funziona?

Continua sul numero di pagina99 in edicola dall’8 settembre e in edizione digitale

[Foto in apertura di Pascal Goetgheluck / Science Photo Library / Contrasto]

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