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9 settembre 2017

L’Italia è una Repubblica fondata sulle aspirazioni

Cancellata l’etica del lavoro per mancanza di materia prima, i millennials basano la loro identità su hobby e interessi, come volevano i situazionisti

Raffaele Alberto Ventura

Ne travaillez jamais. Non lavorate mai. Scrivendo queste parole su un muro del quartiere latino di Parigi, Guy Debord compiva nel 1953 il suo primo gesto di rivolta contro la società capitalistica, anni prima di fondare l’Internazionale Situazionista e di pubblicare il suo oracolare saggio La società dello spettacolo. Ma fu vera rivolta, oppure l’annuncio di una trasformazione a venire? La logica culturale del tardo capitalismo tiene proprio nella promessa della Fine del lavoro (perlomeno per la classe media occidentale) dal titolo di un celebre libro di Jeremy Rifkin pubblicato ormai vent’anni fa (Mondadori, 2005). E in effetti il lavoro è letteralmente finito per molti millennials che oggi escono dalle università con un altisonante titolo di studio e nessuna prospettiva d’inserimento professionale.

Per chi si ritrova concretamente senza lavoro, oggi la questione più cocente è senza dubbio quella del reddito. Secondo i teorici dello Universal Basic Income questa si risolve facilmente, cioè ridistribuendo i profitti che generano le macchine. È la tesi (indubbiamente ottimista) di Nick Srnicek e Alex Williams in Inventing the Future, in uscita in italiano a gennaio 2018 per Nero. Ma risolta la questione del reddito resterebbe ancora un problema esistenziale: senza lavoro, come dare un senso alla propria vita? …

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[Foto in apertura da Hulton Archive/Getty Images]

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