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6 settembre 2017

L’infelicità sul lavoro comincia a 35 anni

Un terzo di quelli che hanno superato i 55 non si sentono apprezzati nella loro professionalità, dice una ricerca

Dal numero di pagina99 in edicola dal 1° settembre e in edizione digitale

Sul lavoro più invecchi e meno sei felice. È questo il risultato di un sondaggio condotto su oltre 2.000 impiegati britannici condotta dalla società che si occupa di risorse umane Robert Half U.K. Tra i lavoratori che hanno superato i 35 anni di età, uno su sei è infelice. Più del doppio dei loro colleghi più giovani.

Un terzo di quelli che hanno superato i 55 non si sentono apprezzati nella loro professionalità e il 16 per cento afferma di non essersi fatto nessun amico sul posto di lavoro. Al contrario tra i più giovani, appena il 15 per cento si sente sottovalutato e più della metà (il 55%) ritiene di avere lo spazio per esprimere la propria creatività.

L’infelicità sul lavoro, che spesso si traduce in disimpegno, è certamente in crescita a livello globale. Ed è anche un dato di fatto che in generale con l’età si acquista un certo sguardo disincantato e si perde la capacità di entusiasmarsi facilmente. Ma come si spiega una differenza generazionale tanto marcata?

Se è vero che i salari con l’anzianità aumentano, è anche vero he per molti (soprattutto chi ha figli) il costo della vita si fa molto più esoso. Per chi ha raggiunto una posizione di comando, il rischio dell’eccesso di stress è sempre dietro l’angolo. Mentre, al contrario, per chi non ha fatto carriera, l’insoddisfazione è tra i sentimenti dominanti. Soprattutto se si viene sorpassati da colleghi più giovani. È inoltre più che verosimile che chi è entrato da relativamente poco sul mercato del lavoro, abbia aspettative più basse, si annoi meno e non rischi che il tempo libero sia assorbito dagli impegni famigliari.

Il dato comunque acquista spessore se si considera che nel cosiddetto mondo occidentale l’età pensionabile tende ad alzarsi e sempre più anziani continuano a lavorare anche una volta raggiunta l’agognata soglia. Addirittura in Paesi come Giappone, Usa, Gran Bretagna, Canada e Germania, la percentuale di chi prevede che non si ritirerà mai dal mondo del lavoro, supera quella di chi pensa di farlo a 70 anni. Per farsi un’idea su cosa significhi, basti pensare che il governo degli Stati Uniti prevede che nel 2024 un lavoratore su quattro avrà più di 55 anni.

(cag)

[Foto in apertura di Contrasto]

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