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2 settembre 2017

Verità percepita, istruzioni per l’uso

La statistica ha perso credibilità: i cittadini non modificano le loro convinzioni anche quando i numeri le smentiscono. L’antidoto è nei big data

andrea daniele signorelli

Secondo i calcoli dell’Inps, ogni anno gli immigrati presenti in Italia versano 8 miliardi di contributi, ricevendone indietro solo 3 in termini di pensioni e welfare di vario tipo. Il saldo netto, quindi, è di circa 5 miliardi di euro. Questi numeri dimostrano come gli immigrati possano essere, letteralmente, una risorsa per l’Italia. E allora per quale ragione – stando a un recente sondaggio Swg – ben il 65% degli italiani si mostra in disaccordo con l’affermazione «gli immigrati sono una risorsa per il nostro Paese»?

Lo stesso vale per la criminalità. I dati Istat confermano come in Italia i reati siano in costante diminuzione: in dieci anni si è passati da quasi 3 milioni a meno di 2,7 milioni. Un netto calo che comprende anche omicidi, tentati omicidi, furti e violenze sessuali. Nello stesso lasso di tempo, gli stranieri residenti nel nostro Paese sono raddoppiati. E allora come si spiega che – sempre secondo un sondaggio Swg – ben il 43% degli italiani, dato in costante crescita, pensa che «gli immigrati portano solo criminalità»?

La ragione è semplice: le persone non si fidano delle statistiche ufficiali e danno molto più valore alla loro percezione soggettiva della realtà. Ed è proprio per questa ragione che un report del think tank progressista British Future consiglia, quando si affronta il tema migranti, di lasciar perdere le statistiche e di concentrarsi invece su episodi qualitativi. In poche parole, piuttosto che enumerare gli effetti positivi che l’immigrazione ha sul Pil, è meglio raccontare qualche aneddoto di migranti che hanno soccorso una vecchietta o portare qualche esempio costruttivo di integrazione riuscita.

Ma perché ci si fida più di un episodio particolare, che potrebbe benissimo rappresentare un’eccezione, che dei freddi numeri, che dovrebbero invece essere in grado di raffigurare la realtà nel suo insieme? Le ragioni sono parecchie, ma più che alla possibilità di mentire con i numeri (che esiste) bisogna guardare alla generale sfiducia nei confronti della politica, degli esperti – come dimostrato anche dalla Brexit, vittoriosa nonostante il parere quasi all’unanimità contrario degli economisti – e quindi anche delle statistiche e dei dati che spesso sono la materia prima con cui le istituzioni raccontano la realtà.

Stando a un sondaggio di YouGov, il 55% dei britannici è convinto che il governo stia nascondendo la verità sull’effettivo numero di immigrati che vive nel Paese. Allo stesso modo, i dati statistici del Pil non riusciranno mai a convincere chi vive nelle aree depresse dell’Italia che le cose stiano effettivamente migliorando. «La globalizzazione non ha reso irrilevante la geografia», scrive William Davies sul Guardian. «In molti casi, al contrario, l’ha resa ancor più importante, esacerbando l’ineguaglianza tra le aree di successo e quelle svantaggiate». In altre parole, la percezione (corretta o meno) della realtà locale che circonda il singolo è più importante dei numeri nazionali. E quando le due cose confliggono, si tende a pensare che siano i numeri a mentire…

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[Foto in apertura di Daniel Grizelj / Getty Images]

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