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21 agosto 2017

San Francisco, là dove il mondo non basta mai

Le viste sul Pacifico, il Golden Gate, il vecchio porto, Tokyo Town. Dentro la metropoli più multiculturale, liberal e trasgressiva d’America

Paolo Pontoniere

Costruita su una lingua di terra che separa il delta del Sacramento-San Joaquin River dall’Oceano Pacifico, la città si affaccia sulle coste scoscese della piattaforma continentale americana e, malgrado le grandi torri che vi stanno costruendo, che dovrebbero ancorarla come piloni alla terra ferma, preserva quell’atmosfera evanescente e un po’ nebbiosa che la fa apparire come se fosse quasi in bilico tra il continente che la trattiene e l’oceano che sembra invitarla a involarsi verso l’infinito sul quale s’affaccia.

E così, in un clima liberal politicamente illuminato, applicato con metodo scientifico e tanto politically correct, misto a un’inarrestabile tendenza verso la trasgressione sessuale e di costume, Baghdad by The Bay (un’espressione coniata negli anni Quaranta dall’intellettuale Herb Caen per indicare il carattere multiculturale di San Francisco, ndr), rimane un centro dove la rivoluzione del pensiero e la sperimentazione sono il collante che permette a persone che arrivano dagli angoli più disparati del pianeta di lavorare assieme creando sogni che un giorno trasformeranno il percorso della storia umana. Tra l’altro, San Francisco è una delle pochissime città Usa che rimane un santuario per gli immigrati senza documenti.

Sempre sospesa tra un boom economico e l’altro, una corsa all’oro e l’altra – da quello minerale che si setacciava nei fiumi a quello digitale che si coltiva nella Silicon Valley –, San Francisco si trova quest’anno a celebrare i 50 anni della “stagione dell’amore” e a riflettere su come quella che all’epoca sembrava una boutade culturale di una generazione che di fare la guerra (quella del Vietnam) non ne voleva sapere sia diventata un’esperienza planetaria.

Una stagione, quella della Summer of Love, che non marcò solo l’inizio di una nuova era musicale (il San Francisco Sound, i Grateful Dead, i Jefferson Airplane, Janis Joplin), l’avvento della cultura psichedelica e l’amore libero, ma che, tra una canna – e un acido – e l’altra, produsse anche tanti dei temi che sarebbero poi stati sviluppati dai sognatori dell’utopia informatica della Silicon Valley: la robotica, l’intelligenza artificiale, le macchine volanti, i network digitali, l’immortalità…

Continua sul numero di pagina99 in edicola dall’11 agosto e in edizione digitale

 

[Foto in apertura di Pablo Castagnola / Anzenberger / Contrasto]

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