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4 agosto 2017

Per il riciclaggio la partita non finisce mai

La tv pubblica cinese punta il dito sulla proprietà dell’Inter, ma che le squadre di calcio siano utilizzate per ripulire denaro è più di un sospetto

Samuele Cafasso

La storia più bella da precampionato quest’anno ce l’hanno a Modena. C’è Antonio Caliendo, presidente della squadra di calcio, già noto procuratore, contestato dai tifosi e a corto di soldi. Vuole vendere, ma non si trova chi compra. A un certo punto, entra in un ristorante dove c’è un cinese, sconosciuto. Chen Yunlei, barista di Nonantola, viene avvicinato da Caliendo che gli chiede di scattare una foto assieme. Lui acconsente, nello scatto abbozza un sorriso stirato. Tutto può immaginare meno che il giorno dopo finirà sui giornali locali come la prova fotografica dell’esistenza di una fantomatica cordata orientale per rilevare il club. Tutto falso, ovviamente, ma cosa non si fa per tenere buoni i tifosi almeno qualche giorno.

Storie rocambolesche e investimenti avventati, nel calcio, ci sono sempre stati. Ma mai come oggi: dalla Serie A alla Promozione, il cartello vendesi impera. E se Chen Yunlei è sicuramente un’ottima e specchiata persona – anche se per nulla interessata a passare dalla professione di barista a imprenditore del football – sulla provenienza dei denari che chi vende accetta per liberarsi delle squadre di calcio è lecito più di un dubbio.

Per alcune persone il riciclaggio nel calcio è come il Fight Club. Prima regola: non parlate mai del riciclaggio nel calcio. Seconda regola: non dovete mai parlare del riciclaggio nel calcio italiano. In Cina, però, a quanto pare la norma non vale. Hanno fatto rumore, così, le parole di Yin Zhongli, ricercatore dell’Accademia di Scienze sociali cinese, intervistato sulla televisione pubblica riguardo agli investimenti calcistici all’estero e all’acquisto dell’Inter da parte del gruppo Suning: «Penso che molte di queste acquisizioni all’estero abbiano una bassa probabilità di generare profitti e non si può escludere il sospetto del riciclaggio di denaro».

Apriti cielo. Il gruppo Suning ha subito chiarito di volersi muovere nel solco delle indicazioni del governo. Tra l’altro non c’è solo l’Inter: il gruppo sta molto investendo nei diritti televisivi e ha recentemente stretto un accordo con Wanda, gruppo cinese a sua volta proprietario di Infront, società svizzera di marketing sportivo con forti influenze pure in Italia. Anche l’operazione Milan è finita nel mirino: Yonghong Lee è stato definito dal South China Morning Post «un poco sconosciuto uomo d’affari» che si è fatto prestare 300 milioni dal fondo Elliot per chiudere un acquisto da 740. Di Yonghong Lee, qui da noi in Italia, non si sa molto di più…

Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 4 agosto e in edizione digitale

[Foto in apertura di Roberto Caccuri / Contrasto]

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