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2 agosto 2017

“Look rétro ma contenuti pungenti”, l’articolo de Le Figaro su Pagina99

Il noto quotidiano francese parla del nostro giornale. Ecco la versione tradotta del pezzo che racconta la storia e gli obiettivi del nostro progetto

Laetitia Moréni

“Se è Facebook a eleggere il Presidente”. È con questo titolo in prima pagina, accompagnato da una foto di Donald Trump con un cappellino che punta l’indice in avanti, che il giornale italiano pagina99 ha registrato lo scorso febbraio il record di vendite dalla sua fondazione, nel 2014. “Penso che questo numero abbia avuto successo perché siamo stati i primi a spiegare come l’azienda britannica Cambridge analytica avesse utilizzato Facebook per aiutare Trump a vincere le presidenziali” spiega il caporedattore Domenico Lusi.

Per dare all’attualità una nuova prospettiva e smarcarsi nel panorama editoriale italiano, il giornale utilizza regolarmente due strumenti: l’analisi e il cosiddetto Data Journalism. Stampato in 30 mila copie e in edicola ogni venerdì, pagina99 si sfoglia come un quotidiano classico mentre le sue pagine color salmone richiamano quelle dei giornali economico-finanziari. Un tocco rétro si respira nell’insieme, così come immaginato dal designer Riccardo Falcinelli. Nei contenuti, però, il settimanale racconta ciò che c’è di più all’avanguardia: le nuove tecnologie, le innovazioni e il loro impatto sulla società.

“Ci rivolgiamo a un pubblico competente e cosmopolita, alla ricerca degli approfondimenti che mancano nei giornali generalisti italiani”. spiega Lusi. “Ci interessiamo alle trasformazioni della società italiana, scriviamo di Politiche e non sulla politica”, aggiunge. Avendo come modelli il magazine britannico The Economist e lo statunitense The Atlantic, pagina99 non cerca gli scoop ma si concentra sulle cifre attraverso grafici e mappe che colorano le sue 40 pagine, non cedendo alle chiacchiere.

È su queste basi che il giornale è nato. Il progetto fu avviato nel gennaio 2014 da Emanuele Bevilacqua, ex direttore del noto settimanale Internazionale, simile al Courrier international français. Se il nome di pagina99 è stato ispirato da una frase del libro Sulla strada di Jack Kerouac (a pagina 99 è scritto: “È là che è cominciata la mia avventura”), il suo fondatore voleva soprattutto, attraverso questo nome enigmatico, “dare voce al 99%”, cioè “a tutti coloro che sono stati discriminati dalle politiche economiche degli anni 1980-2010 contro l’1% dei privilegiati”.

A Milano, nei corridoi silenziosi della redazione, nove giornalisti lavorano a tempo pieno e un centinaio di freelance collaborano con il giornale da New York, Belgrado o Mosca….Tra loro, Cecilia Attanasio Ghezzi ha trascorso sette anni in Cina e ha appena raggiunto il team milanese. La giornalista, ora dipendente, spiega che la sopravvivenza del giornale dipende dalla qualità dell’informazione che si offre. “pagina99 resta uno dei rari giornali ad avermi dato l’opportunità di pubblicare articoli approfonditi sulla Cina”, sottolinea.

Questo giovane giornale ha già attraversato delle difficoltà. L’avventura è stata interrotta per molti mesi nel 2015, prima che l’editore News3.0 lo rilevasse. “Oggi dal punto di vista della qualità del giornale il bilancio è positivo, ma dal punto di vista economico è ancora in perdita”, spiega Paolo Madron, direttore e fondatore di News3.0 che resta convinto che ci sia posto per “un piccolo giornale con ambizioni di diffusione limitate”.

Per attirare i lettori, la redazione si appoggia ai social network e condivide alcuni articoli sul proprio sito Internet. Ma la maggior parte delle inchieste e delle analisi restano riservate agli abbonati, oggi arrivati a 4000 complessivamente (carta e web), 1800 solo per la carta. La testata continua a cercare l’equilibrio tra i due supporti, e uno non può fare a meno dell’altro.

[Foto in apertura di Tommaso Tanini]

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