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29 luglio 2017

Tra Riyad e Teheran tutti gli affari di Macron

Il presidente francese cerca un nuovo rapporto con l’Arabia Saudita. Ma mette anche in campo le sue aziende per conquistare il mercato iraniano

Francesco Maselli

En même temps, allo stesso tempo. È l’intercalare che Emmanuel Macron utilizza di più, diventato quasi il simbolo delle sue dichiarazioni spesso ambigue, quasi mai nette. Ambigue sono anche le posizioni francesi in Medio Oriente, regione storicamente di grande interesse, dove il nuovo presidente ha deciso di giocare un ruolo da protagonista. Macron ha spiegato le ambizioni francesi in una lunga intervista data a otto giornali europei, tra cui il Corriere della Sera: la rimozione di Assad non è più una condizione necessaria alla risoluzione della crisi siriana.

La priorità della politica estera della Francia in Medio Oriente è la lotta al terrorismo e quindi l’atteggiamento di condanna morale del regime di Assad, che pure resta, non influenzerà più la strategia francese in Siria. Alcuni hanno letto questa posizione come un riavvicinamento della Francia agli interessi russi e come l’inizio di una politica estera autonoma.

Jean Pierre Darnis, direttore dell’Istituto affari internazionali, spiega a pagina99 che la trama di Macron è meno cinica di quanto interpretata: «Spesso leggete la politica estera della Francia con categorie di geopolitica italiane, ma Macron italiano non è, e la Francia ha sempre avuto una diplomazia meno realistica della vostra. Esiste del cinismo, questo è chiaro, ma i francesi ragionano anche in termini idealistici. Se non si tiene presente questo alcune decisioni non si capiscono».

Eppure la posizione di Macron sulla Siria non sembra idealistica o ingenua. «Questo perché Macron è sia idealista che pragmatico», riflette Darnis, «il suo ragionamento è che la Francia ha alcuni principi da onorare quando si affrontano i dossier internazionali, ma allo stesso tempo non vuole il negoziato per il negoziato: ha capito che l’approccio di chiusura quasi morale che ha avuto la Francia nei confronti di Assad non ha portato a nulla, e ha deciso che è arrivato il momento di cambiare atteggiamento per uscire dal vicolo cieco in cui era bloccato Hollande. In ogni caso la condanna al regime resta, perché, com’è stato più volte ribadito, la Francia interverrà se dovesse essere superata la linea rossa dell’utilizzo degli armamenti chimici»…

Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 28 luglio e in edizione digitale

[Foto in apertura di Gonzalo Fuentes / Reuters / Contrasto]

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