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26 luglio 2017

Il telefonino è mio e me lo riparo io

Il Parlamento Ue prepara una legge che eviti di ricorrere per forza al produttore

Gabriele De Palma

Dal numero di pagina99 in edicola dal 14 luglio e in edizione digitale

A Bruxelles è iniziata una nuova battaglia per difendere i diritti dei cittadini contro alcune pratiche assai discutibili dei giganti dell’high tech. Il Parlamento europeo ha redatto una bozza di legislazione che permette a chi possiede un gadget elettronico di farlo riparare, e non obbligatoriamente dalla casa che l’ha prodotto.

Si tratta del cosiddetto “diritto di riparare” che cambierebbe lo status quo imposto forzosamente dall’industria, oggi arroccata su posizioni di chiusura (lock-in) in fatto di manutenzione e ricambi. Che insomma si possa, così come accade per le auto, recarsi da un meccanico non stipendiato necessariamente dal produttore.

Un dibattito molto simile c’è stato anche negli Usa, dove però le ragioni dei cittadini non hanno trovato molti sostenitori nel Congresso e le riforme sono avvenute solo a livello dei singoli Stati federali (7 su 50 anno riconosciuto una qualche forma di libertà di aggiustare i propri device).

In Europa c’è anche un corollario a questo diritto ancor più scomodo per i produttori: la richiesta di realizzare prodotti che resistano più a lungo. Spesso i nostri smartphone hanno un’aspettativa di vita che supera di poco la garanzia di legge (2 anni in Europa, altra battaglia vinta dal Parlamento) e sono in molti a credere – in un recente sondaggio 9 francesi su 10 – che l’obsolescenza sia in qualche modo programmata dai produttori.

Dietro la proposta di legge c’è anche Greenpeace, giustamente preoccupata dello smaltimento dei rifiuti elettronici. Ma c’è anche un discorso legato all’economia del vecchio continente, che di dispositivi elettronici ne produce sempre meno e che sulle riparazioni potrebbe invece costruire buoni risultati. Invece, a causa del lock-in imposto dai produttori non europei, i negozi e i centri di assistenza tecnica non griffati dalla mela morsicata e dagli altri marchi più diffusi stanno chiudendo: duemila posti persi in Olanda, il 13% dei riparatori tedeschi e il 16% di quelli polacchi rimasto senza lavoro.

[Foto in apertura di Reuters / Contrasto]

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