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9 luglio 2017

Memorie digitali di un finlandese

Negli anni ’70 Erkki Kurenniemi creò un database della sua vita per un computer capace di donare l’immortalità virtuale. Anticipando avatar, chatbot e Black Mirror

Lorenza Pignatti

Dal numero di pagina99 in edicola dal 7 luglio e in edizione digitale

«I nostri discendenti saranno gli algoritmi»: una previsione plausibile se detta oggi, fantascientifica se pensata negli anni Settanta. A fare quella previsione è stato lo scienziato Erkki Kurenniemi, morto lo scorso primo maggio, ma che quasi cinquant’anni fa non poteva prevedere il veloce sviluppo tecnologico e l’avvento dei nuovi media che stanno rivoluzionando il concetto stesso di individuo.

Nato nel 1941 a Hämeenlinna in Finlandia, Kurenniemi è stato un pioniere dell’arte multimediale e della musica elettronica. Tra i fondatori del Dipartimento di Musicologia dell’Università di Helsinki, ha progettato sintetizzatori musicali e performance interattive, ideato robot industriali per Nokia e collaborato con il centro scientifico Heureka. Simon Reynolds, nel libro  Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, l’ha descritto come «un ibrido di Karlheinz Stockhausen, Buckminster Fuller e Steve Jobs».

Come  Ted Nelson, l’inventore degli ipertesti, o altri pionieri tra cui  Hans Moravec  o  Marvin Minsky,  Kurenniemi aveva intuito in largo anticipo quanto la soggettività degli individui potesse essere rimodellata dalle tecnologie e dall’intelligenza artificiale. Vicino alle suggestioni futuribili della singolarità di Ray Kurzweil e Vernor Vinge, Kurenniemi sfidava le teorie scientifiche del tempo per sperimentare sulla propria pelle le potenzialità della tecnologia.

Negli anni ’70 aveva creato un archivio con la documentazione della propria vita perché credeva che il 10 luglio 2048, giorno del suo 107esimo compleanno, un computer quantistico sarebbe stato in grado di riattivare la sua esistenza con un avatar virtuale. Ha raccolto nell’archivio registrazioni di conversazioni audio e video, ventimila fotografie scattate ogni anno, i testi da lui scritti. Questi materiali sono stati esposti nella mostra personale a lui dedicata, dal titolo In 2048, a Documenta 13 a Kassel nel 2012.

Il suo obiettivo era creare un database che potesse essere navigabile e interattivo, come le numerose installazioni multimediali che aveva già realizzato, impiegando sintetizzatori da lui progettati. Tra questi ricordiamo Dimi-S (anche chiamato “Love Machine”), strumento elettronico che connetteva quattro performer attraverso un elettrodo tenuto in mano e creava ogni volta un suono diverso, o Dimi-O, che si basava invece sulla visualizzazione delle onde celebrali attraverso sensori collegati a una videocamera.

Il suo lifelogging (o autobiografia digitale), la maniacale documentazione della sua vita, cercava nella simulazione algoritmica l’immortalità digitale, anticipando numerosi progetti e applicazioni contemporanee. Replika, il chatbot progettato da Eugenia Kuyda per comunicare con l’amico defunto Roman Mazurenko, ne è un esempio. Si tratta di un gadget per spettri digitali che ripete domande e risposte già registrate facendo resuscitare dati archiviati. Anche il sito web Eterni.me («Create your legacy for eternity») sta cercando di garantire che la memoria di una persona possa essere conservata online dopo la morte.

Diversi episodi della serie televisiva inglese Black Mirror se sono occupati: in Be Right Back è possibile comunicare con persone defunte dopo la loro morte biologica grazie a un software che ha processato i dati raccolti nelle loro precedenti comunicazioni digitali; all’interno del cloud di San Junipero, nell’episodio dall’omonimo titolo, l’immortalità digitale diventa possibile se si scarica il contenuto della propria coscienza in un data center.

Difficile prevedere il risultato di queste sperimentazioni. L’archivio di Kurenniemi è conservato al Kiasma, museo di arte contemporanea di Helsinki, con l’hardware necessario per leggere i materiali archiviati, considerati oggi obsoleti dal punto di vista tecnologico. L’archivio è stato però indispensabile al regista e artista visuale Mika Taanila (tra i rappresentanti del Padiglione dei Paesi Nordici all’ultima Biennale di Venezia) per realizzare The Future Is Not What It Used to Be.

Nel suo documentario vediamo i film sperimentali di Kurenniemi, le performance interattive realizzate con i sintetizzatori da lui progettati, gli esperimenti televisivi e le sue ultime teorizzazioni sulla realtà aumentata. Già nel 1986 Kurenniemi progettava i Personal Communicator, quelli che nel terzo millennio sarebbero stati chiamati Google Glass. Grande anticipatore e scienziato visionario, Kurenniemi, scomparso appena due mesi fa a Helsinki, merita un posto speciale nella storia della musica elettronica e dell’arte multimediale.

[Foto in apertura di Icarus Films ]

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