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6 luglio 2017

L’incapacità di Renzi di parlare ai giovani

Nel resto d’Europa e in America, da Sanders a Schultz passando per Corbyn, il fronte progressista è tenuto in vita da un nuovo attivismo dei giovani. Da noi no

Samuele Cafasso

Lo scorso 27 giugno un particolarmente sconsolato Walter Veltroni ha risposto così al giornalista di Repubblica che gli ricordava come lui stesso, ai tempi della nascita del Pd, aveva detto di volere un partito per “i nuovi italiani”: «Abbiamo imparato a chiamarli millennials», ha sospirato l’ex segretario, «sembrano i più distanti dalla sinistra».
Non lo sembrano: lo sono.

Nel resto d’Europa e in America quel che resta del fronte progressista è tenuto in vita da un rinnovato attivismo delle nuove generazioni: dalla Spd di Martin Schulz alla Gran Bretagna di Jeremy Corbyn, passando per gli Stati Uniti di Bernie Sanders. Da noi nulla del genere. Il problema non sono i giovani che non si occupano della politica, ma la politica che non si occupa dei giovani. La grande colpa di Matteo Renzi è questa: dietro la retorica della rottamazione non c’è più – ma c’è mai stata? – un’idea di futuro che possa interessare i millennials.

Nelle misure del suo governo e di chi lo ha seguito non c’è una netta apertura di credito alla generazione più penalizzata dalla crisi, solo un’affannosa ricerca di consenso in ogni direzione che, fatalmente, finisce per avvantaggiare chi più di altri è capace di far pesare le proprie ragioni; e questi quasi mai sono i giovani.

L’aumento dell’occupazione nell’ultimo anno è di fatto interamente ascrivibile agli over 50, mentre perdono terreno gli under 24 e gli under 35 restano al palo. Altro che rinnovare il Paese: negli anni di Renzi i giovani sono stati spinti ancora di più ai margini e adesso, umiliati nelle loro aspirazioni, abdicano a ogni ruolo pubblico.

E non è un caso – ma una tragica quadratura del cerchio – che un Paese incapace di includere le nuove generazioni ora farnetichi di chiusura dei porti, scambiando per invasione una imbarazzante incapacità di risolvere politicamente problemi complessi quali quelli dell’immigrazione. La Germania di Merkel, dopo aver accolto più di un milione di siriani in fuga dalla guerra, veleggia verso la piena occupazione.

L’Italia targata Pd lascia i giovani a casa disoccupati e ora vuole respingere le barche dei migranti. Scusate, poi le pensioni chi le paga? si è permesso di far notare il presidente dell’Inps Tito Boeri. Ma così dicendo avrà solo aumentato il numero di chi lo vorrebbe vedere licenziato: sono tanti gli stolti che, invece della luna, guardano il dito.

[Foto in apertura di Alessio Mamo / Redux / Contrasto]

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