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21 giugno 2017

Ius soli, l’inquietante doppia morale dei 5 stelle

Il dietrofont sullo ius soli è la conferma che i diritti sono subordinati ai numeri dei sondaggi. Un modello pericoloso fatto da dittatura della maggioranza e niente democrazia interna

Editoriale

► Dal numero di pagina99 in edicola dal 16 giugno e in edizione digitale

C’è qualcosa di inquietante nel continuo voltafaccia del Movimento 5 stelle sui temi che hanno a che fare con l’etica e i diritti civili. Prendete il problema dello ius soli, che in questi giorni è sul tappeto in Parlamento. Si tratta di un tema complesso che probabilmente non convince la maggioranza degli italiani: molti temono che dare la cittadinanza a chi nasce sul nostro territorio rappresenti un incentivo a partire verso l’Italia e partorire qui. È anche per questo motivo che in discussione in Parlamento c’è una legge in realtà molto prudente, dove il principio della nascita sul suolo italiano è condizione non sufficiente per ottenere la cittadinanza.

Ebbene, come scriviamo sul nuovo numero di pagina99 in edicola e in edizione digitale dal 23 giugno (servizio di pagina 8-9), il probabile candidato per Palazzo Chigi del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, tempo fa propose in Parlamento una legge molto più radicale, il cui primo firmatario era un italiano di origine egiziana. Ma quando i suoi due capi Beppe Grillo e Davide Casaleggio, veri padroni del Movimento, hanno dettato la nuova linea contraria al provvedimento sulla base dei sondaggi e con il chiaro intento di coprirsi a destra contro l’avanzata della Lega Nord, si è adeguato come un soldato e ha cominciato a sparare contro.

Strenui difensori – a parole – della Costituzione in ogni sua virgola, come fosse l’ultima barriera contro la barbarie, i grillini ne violano a ogni passo uno degli articoli cardine, il numero 67, secondo cui deputati e senatori operano senza vincolo di mandato, cioè rispondono solo alla loro coscienza. Principio allegramente disatteso in nome del principio secondo cui i parlamentari sono semplici “portavoce” del Movimento a cui solo devono ubbidire. Nei fatti, rispondono solo ai loro capi che del voto online degli attivisti fanno un uso a dir poco disinvolto.

Non sono, le nostre, fisime da azzeccagarbugli: il mix tra acquiescenza ai sondaggi e completo annullamento della democrazia interna sta trasformando il Movimento in qualcosa di molto pericoloso che risponde al nome di dittatura della maggioranza. Nella morsa tra capi carismatici e masse arrabbiate finiscono stritolate, da sempre, le minoranze, capri espiatori di classe medie arrabbiate e impoverite. Lo sanno bene uomini come Vladimir Putin che, come spieghiamo a pagina 18, ha fatto dell’omofobia una delle armi per rafforzare il suo consenso e il suo carisma fuori e dentro la Russia, alle spese di una fetta di popolazione che, insieme alla conquista di nuovi diritti, vede crescere pericolosamente l’odio e la violenza nei suoi confronti in molti Paesi del mondo.

Putin, in questo senso, è un riferimento anche per tutti i regimi del Nord Africa che, dopo anni di moderata tolleranza, oggi stanno avviando una nuova stagione di repressione. Di più: esiste oggi una rete globale che, in nome della difesa della famiglia tradizionale, agisce esplicitamente per comprimere spazi di espressione democratica e conquista di nuovi diritti. È un problema nell’Europa della nuova destra così come negli Stati Uniti di Trump il populista.

Sta tutta qui la crisi delle democrazie liberali: funzionano finché lo scontento non straripa oltre i livelli di guardia, travolgendo contrappesi e tutele per chi non è maggioranza. Nessuno sa con certezza come ovviare a questo problema. Albert Camus scriveva che la peste, così come arriva in una città in maniera misteriosa, altrettanto misteriosamente finisce, indipendentemente dai nostri sforzi per arginarla. E, tuttavia, dei modi per rafforzare la nostra democrazia dovranno pur esserci.

Noi ne suggeriamo uno, per altro sponsorizzato in Italia dal Movimento Cinque Stelle: facciamo votare i sedicenni, allarghiamo la platea di chi decide il futuro del Paese. La scommessa è che questo possa stabilizzare, anziché terremotare, le nostre democrazie. Le ricerche dimostrano che i sedicenni sono altrettanto maturi e informati dei loro compagni appena più grandi, in molti casi più informati della popolazione anziana.

Inoltre hanno, per costituzione, uno sguardo verso il futuro più acuto di chi, più grande di loro, tende invece a rifugiarsi in recinti e nostalgie. Poiché oggi in Italia, ma anche altrove, stiamo decidendo se costruire un mondo più aperto o più chiuso di quello in cui viviamo oggi, è follia non coinvolgere chi, in questo mondo, sarà costretto a viverci più a lungo di noi.

[Foto in apertura di Giovanni Pulice / Contrasto]

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