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20 giugno 2017

Sì all’unione doganale, scatta l’ora dell’open Brexit

Indeboliti dalle elezioni, i Tory potrebbero sposare la linea morbida di Davidson, leader dei conservatori scozzesi. Incontrando il favore di Corbyn

Eugenio Montesano

Open, aperta. È la Brexit che farà seguito alla doccia fredda delle elezioni anticipate che hanno indebolito il partito conservatore guidato da Theresa May, che in un colpo solo ha perso dodici seggi e la maggioranza parlamentare, imponendo un riesame dell’intero programma elettorale a cominciare dal capitolo chiave dei negoziati sul divorzio tra Regno Unito e Unione europea.

A coniare l’espressione è stata Ruth Davidson, leader dei conservatori in Scozia emersa come uno dei vincitori delle elezioni avendo strappato 12 seggi agli indipendentisti dell’Snp guidati da Nicola Sturgeon, ridimensionata nella sua battaglia per un secondo referendum sulla permanenza nel Regno Unito. Davidson ha lanciato un appello per una «open Brexit» chiedendo che il Regno mantenga il «maggiore accesso possibile al mercato unico».

La nuova connotazione segnala dunque l’abbandono della linea dura scelta dalla premier Theresa May per andare alle urne, a favore di un cambio di paradigma all’insegna dell’inclusività, condiviso – almeno a parole – anche dal ministro per la Brexit David Davis, che ha aperto uno spiraglio sulla necessità di trattare le condizioni e il conto del divorzio così come la questione dei diritti dei cittadini europei, come pretende l’Ue.

Davis si è mostrato possibilista anche sulla condivisione della piattaforma laburista per la Brexit, che prevede la rinuncia al mercato unico per controllare i confini nazionali senza sottostare alla libera circolazione delle persone, tenendo però in piedi l’unione doganale per tutelare commercio tra Stati membri e posti di lavoro. «La posizione del Labour sulla Brexit è incredibilmente simile a quella del governo Tory», ha dichiarato. Ma sul mercato unico non tutti sono d’accordo.

«Per la maggioranza dei britannici Brexit non significa uscire né dal mercato unico né dall’unione doganale», dice a pagina99 Maurizio Bragagni, sostenitore del partito conservatore e amministratore delegato di Tratos, azienda britannica attiva nel settore dei cavi elettrici e in fibra ottica, secondo cui l’elettorato ha rigettato l’hard Brexit a marchio Tory. «Theresa May deve discutere della Brexit con i partiti di opposizione», spiega, «per raggiungere un accordo comune e presentare una strategia condivisa e sostenibile, che non sia la Brexit dei conservatori ma della Gran Bretagna. L’open Brexit rappresenta una grande occasione per ragionare su mercato unico e unione doganale, sul conto da pagare all’Ue e sulla libertà di movimento. Il tempo degli slogan è finito»…

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[Foto in apertura di Dan Kitwood / Getty Images]

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