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18 maggio 2017

Perché senza anonimato non c’è democrazia

Negli Usa si diffondono le tecniche di riconoscimento facciale. Uno strumento per reprimere il dissenso. Ma per difendersi non basta la crittografia

La sorveglianza di massa non è una novità del nostro tempo; il controllo dello Stato sulle vite dei cittadini ha origini antiche. Ma gli sviluppi tecnologici, cancellando la possibilità dell’anonimato, potrebbero mettere seriamente a rischio la nostra democrazia.

«Il riconoscimento facciale traccia i nostri corpi. E diversamente dalle tecnologie di rilevamento delle impronte digitali o di analisi del Dna, esso è pensato per identificarci da lontano e in segreto», scrive Alvaro M. Bedoya, esperto di privacy e tecnologie della Georgetown Law University. «Il riconoscimento facciale non serve solo a identificare i terroristi, ma tutti i cittadini».

Bedoya, Jonathan Frankle e Clare Garvie della Georgetown Law hanno condotto una lunga inchiesta negli Stati Uniti, arrivando alla conclusione che circa la metà degli americani adulti è stata sottoposta a riconoscimento facciale dalle forze dell’ordine; del resto basta una patente di guida per lasciare tracce del proprio viso.

«Intercettando gli archivi delle patenti di guida, l’Fbi sta utilizzando la biometria in un modo che non ha precedenti», rivelano. «L’applicazione delle leggi sul riconoscimento facciale non è regolata e in molti casi è fuori controllo». Non solo, scrive Bedoya in un articolo su The Atlantic: la polizia di Baltimora avrebbe persino usato questa tecnologia per identificare le persone coinvolte nelle proteste per la morte dell’afroamericano Freddie Gray.

Molti pensano che la soluzione a questa ingerenza nella privacy dei cittadini possa arrivare dalla Silicon Valley, ma non è così. Alcuni strumenti per proteggere la propria privacy ci sono, per esempio la crittografia, ma il problema del riconoscimento facciale non verrà eliminato semplicemente modificando le impostazioni del nostro telefono o del pc.

«Puoi criptare il tuo hard drive. Puoi criptare le tue mail e i tuoi testi. Non puoi criptare il tuo viso», conclude Bedoya. L’unica strada per proteggere la nostra privacy, e il diritto di manifestare dissenso in forma anonima, è sollevare un serio dibattito pubblico che renda consapevoli i cittadini e responsabilizzi i decisori pubblici.

[Foto in apertura di Helen King / Getty Images]

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