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15 maggio 2017

La paladina di San Francisco che vuole tassare i robot

Un avvocato propone un'imposta sugli automi impiegati nelle aziende e nei servizi. In favore di chi quel lavoro, proprio a causa loro, l'ha perso

Gabriele De Palma

Tassare gli automi impiegati nelle aziende e nei servizi per mantenere chi quel lavoro, proprio a causa loro, l’ha perso. È una vera e propria robot tax quella che l’avvocato Jane Kim, uno dei membri del consiglio comunale della città di San Francisco, sta redigendo in queste settimane.

Già ottant’anni fa un senatore del Wyoming, Joseph C. O’Mahoney, pensò di tassare l’automazione negli uffici e devolvere i proventi ai disoccupati, ma la proposta fu definita “una mostruosità” e venne velocemente cestinata. Questa volta è diverso. Non si tratta di una boutade di una giovane politica in cerca del proprio momento di visibilità al di fuori della cronaca locale, né di una illusoria speranza nutrita da un gruppo di attivisti o sindacalisti anti-progresso.

Jane Kim, 40 anni, ha improntato tutta la carriera alla tutela dei più deboli ed è persona abituata a ottenere risultati concreti. Ha da poco convinto il Consiglio comunale a garantire l’istruzione superiore gratuita nel City College statale – non accadeva dal 1983 che uno studente potesse iscriversi senza pagare – e sta conducendo una lotta aperta contro il caro affitti che nella metropoli californiana costringe sempre più famiglie a trasferirsi fuori città. Con la proposta sulla robot tax Kim sta provando a dare risposte ai problemi legati al processo di progressiva sostituzione del lavoro umano con quello degli automi che negli Stati Uniti (e ancor più nella Bay Area) è più avanzato che altrove.

Nonostante il presidente Donald Trump abbia dichiarato che questa è una questione di cui preoccuparsi tra cinquanta se non cento anni, le previsioni di PricewaterhouseCoopers indicano che già nel 2030 quasi quattro americani su dieci saranno sostituiti dai robot sul posto di lavoro. E a San Francisco e dintorni le cose, ovviamente, vanno ancora più velocemente. I robot hanno iniziato a provvedere al servizio in camera in alcuni hotel di lusso della Silicon Valley, e presto sostituiranno i cuochi in cucina.

Con questa ondata di automazione verranno cancellate le attività umane con cui si mantengono soprattutto i lavoratori non specializzati. Inoltre nella Bay Area la differenza nella distribuzione del reddito è particolarmente accentuata: molti ricchi e molti poveri, mentre la middle class sta scomparendo. E se oggi i più poveri devono muoversi verso le periferie, domani potrebbero essere costretti ad abbandonare il Paese.

Il problema inizia a essere avvertito come impellente anche da alcuni imprenditori attivi nell’high tech. A Oakland, non lontano da San Francisco, Sam Altman, che proprio con l’automazione ha fatto fortuna, per far fronte ai bisogni dei lavoratori che perderanno il lavoro ha addirittura avviato un programma di reddito di cittadinanza finanziato dalle aziende del settore. Ma più di queste iniziative, secondo le cronache, a convincere l’avvocato Jane Kim a rompere gli indugi sarebbe stata la presa di posizione a favore di Bill Gates, in una intervista rilasciata a Quartz: lo Stato, secondo il numero uno di Microsoft, deve tassare l’impiego di automi che intervengono in qualunque filiera produttiva, rimpiazzando un posto di lavoro in precedenza assegnato ad un essere umano.

Come sarà formulata la legge californiana? Ancora mancano punti fermi, anche quelli fondamentali. Ad esempio non è così banale definire un robot che crea disoccupati, e anche individuare i disoccupati non è così immediato, dato che quasi mai l’acquisto di una nuova macchina coincide col licenziamento immediato di esseri umani.

Il provvedimento dovrebbe ricalcare a grandi linee la proposta di Gates: le aziende che utilizzano robot per eseguire compiti precedentemente svolti dagli esseri umani pagheranno una tassa alla città. I soldi ottenuti verranno usati per la formazione dei lavoratori che a causa dell’automazione hanno perso il posto, oppure per finanziare un’iniziativa di reddito di sussistenza (Kim ha già escluso l’ipotesi del reddito di cittadinanza per tutti, perché non ci sono i fondi necessari).

Si sa inoltre – a ulteriore dimostrazione della serietà dell’iniziativa – che al tavolo per discutere i dettagli della tassa su cui sta lavorando il comune di San Francisco sono stati invitati (e già in parte ascoltati) molti esponenti dell’industria hi-tech, perché, ha precisato Kim, la legge dovrà essere redatta anche con il loro contributo. L’obiettivo finale rimane quello di ridistribuire il reddito. Se non ci sarà la robot tax, si cercheranno altre soluzioni. Ad esempio una delle ipotesi è intervenire sugli artifici attraverso cui i colossi dell’high tech aggirano le norme tributarie ed eludono quanto dovuto. Ma per questo non è sufficiente un supervisore con poteri locali, nemmeno agguerrita e preparata come Kim.

[Foto in apertura di Geoff Caddick/Afp/Getty Images]

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