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12 maggio 2017

Quel po’ di Trump che c’è in Macron

L’Italia spera in un’alleanza per rivedere le politiche Ue. Ma il presidente ha a cuore innanzitutto gli interessi della Francia. E i rapporti con la Merkel

Leonardo Martinelli

Emmanuel Macron, salvatore della patria. Anzi, dell’Europa. Ma dopo l’entusiasmo esploso con la vittoria sulla «cattiva» Marine Le Pen, sarà meglio respirare profondamente. E farsi qualche domanda. Europeista? Sicuramente, era dai tempi di François Mitterrand che a Parigi non si sentiva uno parlare come lui.

Ma non esageriamo: l’«interesse nazionale europeo» di cui si riempie la bocca, diventa a tratti molto francese. Perché uno dei suoi obiettivi è anche difendere il proprio mercato: esiste un Macron un po’ protezionista, quasi trumpiano, che non va sottovalutato. Anche per questo, non necessariamente andrà a braccetto con Paolo Gentiloni (o con Matteo Renzi, se tra un anno ritornerà al potere). La sua priorità è ripristinare il tandem franco-tedesco. Poi si vedrà.

Partiamo da una constatazione. Il tanto vituperato quinquennio di François Hollande lascia a Emmanuel una Francia con finanze pubbliche non perfette (il debito pubblico sta ormai sfiorando il 100% del Pil) ma in gran parte risanate. Il deficit dovrebbe a fine anno ritornare per la prima volta sotto il 3% del Prodotto interno lordo (le previsioni del Governo uscente sono del 2,9), per la prima volta dal 2007.

Insomma, non siamo più al 4,8 del 2012, quando la Francia avrebbe avuto davvero bisogno dell’appoggio dell’Italia (che era già al 3%), per spingere Angela Merkel a cambiare rotta sulla politica d’austerità. Il condizionale è d’obbligo perché quell’alleanza di Roma con il debole Hollande non si concretizzò mai. Oggi Parigi non ne ha più così bisogno…

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[Foto in apertura di Pool New / Contrasto]

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