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11 maggio 2017

Tra i grillini di Genova, pensando a Macron

A votare Macron sono stati soprattutto borghesi, benestanti e anziani. Ma così il progressismo andrà poco lontano. Basta incontrare per strada dei militanti M5s

Enrico Pedemonte

Sabato 6 maggio, mentre camminavo in una strada centrale di Genova (via XX settembre, sotto il Ponte Monumentale), mi sono imbattuto in un manipolo di militanti del Movimento Cinque Stelle impegnati nella raccolta di firme per la presentazione del loro candidato sindaco, Luca Pirondini. Erano almeno una dozzina, tutti piuttosto giovani. Alcuni di loro erano seduti dietro un lungo tavolo e maneggiavano i documenti di un paio di cittadini che si accingevano a firmare. Altri chiacchieravano sorridenti con alcuni ragazzi. Altri ancora si aggiravano, sempre sorridenti, sul marciapiede, con l’aria di chi si accinge a interloquire con i passanti…

Ho visto chiaramente i loro occhi che si posavano su di me e scivolavano altrove, come fossi trasparente. Confesso di esserci rimasto male: perché mi avevano evitato? Mi sono messo in disparte a osservare e dopo un po’ mi sono reso conto che le persone come me (uomini e donne di una certa età, dall’aspetto borghese) venivano garbatamente evitate. I giovani grillini si dedicavano esclusivamente ai loro coetanei e ai passanti di mezza età con un aspetto un po’ scalcinato. Ho scoperto poi che alcuni miei amici avevano avuto la stessa esperienza. La ragione di quella scelta mi è parsa subito ovvia e leggendo le analisi sul voto francese che ha incoronato Macron presidente non ho potuto fare a meno di ricordare quell’esperienza.

Che cosa ci ha detto quel voto? Secondo un’indagine dell’Insee (l’Istat francese), la caratteristica più importante per prevedere il voto di un cittadino francese alle elezioni presidenziali è stato il livello di istruzione: più sale, più è alta la percentuale di chi ha votato Macron, fino all’84% dei laureati; più il livello è basso, più salgono le preferenze per Marine Le Pen (47%).

L’istruzione è naturalmente molto spesso legata allo status economico e infatti per Macron hanno votato in massima parte le fasce economicamente più ricche del Paese – in particolare tutte le grandi città – mentre le aree rurali si sono spostate verso Le Pen per la quale hanno votato soprattutto i lavoratori manuali e quelli di basso livello nel settore dei servizi. Solo per citare un dato: secondo l’Ipsos gli operai sono l’unica categoria che ha votato in maggioranza per Le Pen (56%). La fascia d’età più favorevole a Macron? Gli ultrasettantenni: 74%.

Affinando l’analisi, le cose si fanno però più complicate. Per esempio, se si analizza il comportamento dei disoccupati (che in Francia sono il 10% della popolazione, soprattutto nelle fasce giovanili) si scopre che al primo turno questi hanno votato più per la sinistra radicale di Mélenchon che per la destra populista di Le Pen, mentre al secondo turno questa fascia dell’elettorato (quelli che non hanno scelto l’astensione) si è divisa tra i due contendenti e probabilmente, nelle città, i giovani senza lavoro si sono espressi più per Macron.

Comunque sia andata, il quadro che abbiamo descritto sembra essere confermato a grandi linee (pur con risultati finali molto diversi) da tutte le elezioni recenti in Occidente. Sia nelle elezioni britanniche che hanno sancito la Brexit, sia in quelle americane che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca, sia in quelle olandesi che hanno visto la vittoria dei centristi e la sconfitta dei populisti di Geert Wilders, l’istruzione è risultata essere l’elemento principale per prevedere il voto di un individuo: a votare per i candidati più populisti sono stati ovunque i cittadini meno istruiti e più poveri che abitano per lo più in aree non urbane.

Le nuove demarcazioni politiche – ritengono in molti – sono sempre meno legate ai vecchi schemi ideologici destra-sinistra per assumere i contorni (non meno ideologici) della frattura tra centro e periferia, tra establishment e categorie marginali. È una frattura che in ogni Paese assume caratteristiche diverse e in Italia (con l’ascesa del M5S) ha contorni particolarmente originali e certo diversi da quelli che ha assunto nella Francia di Marine Le Pen. Ma certo, le categorie sociali e demografiche che esprimono la rabbia dei movimenti populisti sono molti simili.

Difficile dire se i giovani grillini che ho incontrato nel centro di Genova mi abbiano evitato per una istintiva valutazione personale o sulla base di precise direttive basate sulla fisiognomica. Quel che conta è che hanno avuto ragione: non avrei firmato per il loro candidato, e neanche i miei amici lo avrebbero fatto. L’istinto di quei ragazzi ha funzionato. Ma questo dovrebbe fare accendere un campanello d’allarme nei partiti della cosiddetta sinistra.

Uno schieramento progressista che si basa sempre più sui borghesi, sui benestanti e sugli anziani, lasciando indietro le fasce più povere e meno istruite della popolazione, andrà poco lontano. Non c’è bisogno di leggere tra le pieghe del successo di Macron per capirlo. Basta incontrare per strada un gruppo di grillini in cerca di firme.

[Foto di Augusto Casolari / Contrasto]

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