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14 aprile 2017

Usa, un Paese di impiegati

La maggior parte dei lavoratori sta in grandi aziende. E a risentirne è la concorrenza

Federico Gennari Santori

► Dal nuovo numero di pagina99, in edicola dal 14 aprile e in edizione digitale

Altro che nazione dinamica, fondata sulla libertà di iniziativa economica e sulla piccola impresa. L’ultima fotografia del Census Bureau – l’ufficio del censimento statunitense – restituisce tuttavia un’immagine assai diversa degli Usa. Oramai, scrive il Wall Street Journal, l’America è un paese di dipendenti che lavorano per aziende grandi o grandissime.

Se nel 1970 i lavoratori erano per lo più impiegati in aziende con meno di cento addetti – è stato così fino alla fine degli anni Novanta – oggi la maggior parte lavora in imprese con 2.500 o più addetti. Secondo gli ultimi dati – che si riferiscono al 2014 – un quarto di tutti i dipendenti degli Stati Uniti è assunto in compagnie con almeno 10 mila persone. Una dinamica che, dopo un periodo di transizione all’inizio degli anni Duemila, si è consolidata, con importanti ricadute di sistema.

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Le grandi aziende dominano ormai ogni ambito della vita economica, accaparrandosi la fetta più grossa del mercato sia nei beni che nei servizi. Se, da un lato, questo può portare qualche vantaggio anche al consumatore – come l’azzeramento dei costi di roaming nella telefonia mobile – dall’altro rischia di minare alla base la libera concorrenza.

L’economia di scala genera altra economia di scala – grandi rivenditori si affidano a grandi distributori, grandi produttori a grandi fornitori – in un sistema che rafforza il circuito dei big player a svantaggio dei piccoli. Per le nuove aziende è sempre più difficile stare sul mercato, come mostra la progressiva erosione del numero di imprese con meno di un anno di vita.

Così in numerosi settori le prime otto aziende hanno aumentato la loro quota di ricavi sul totale: all’80% nel commercio al dettaglio, al 75% nei servizi professionali, al 69% in quelli bancari e assicurativi.  Altra conseguenza: se in passato le corporation pagavano il 30% in più rispetto ai piccoli, oggi il gap si è ridotto al 10%.

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