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15 aprile 2017

2017, quei 357 miliardi in fuga dall’Italia

Nei primi tre mesi dell’anno altri 63 miliardi se ne vanno oltre frontiera. Protagonisti soprattutto grandi fondi, investitori istituzionali e banche

Renzo Rosati

Nel 2016 i capitali complessivi finanziari in uscita dall’Italia sono aumentati da 177 a 357 miliardi: cioè di 180 miliardi, il doppio. Nei primi tre mesi 2017 la tendenza ha accelerato: altri 63 miliardi sono finiti oltre frontiera. Un ritmo che proiettato sull’anno in corso porterebbe il deflusso a 250 miliardi: una fuga.

La Banca d’Italia minimizza sostenendo che si tratta in realtà di investimenti italiani in strumenti di diritto estero, quindi soldi che resterebbero nei portafogli nazionali. Ma secondo gli analisti americani di Sober Look che monitorano i flussi finanziari tra paesi, in Europa è in corso un gigantesco riposizionamento verso le economie più solide, in particolare Germania, Lussemburgo e Olanda.

Mentre i fondi italiani basati all’estero (lussemburghesi, ma non solo) beneficerebbero solo del 20% di questi spostamenti. Spiegazione che trova conferma nei dati Ocse presentati il 10 aprile all’apertura del Salone del risparmio di Milano: dal 2005 a oggi le famiglie italiane, come quelle francesi, tedesche, inglesi e spagnole, hanno spostato gli investimenti dalle azioni ai più tranquilli conti deposito, alla liquidità, a polizze assicurative.

Dunque non è la gente comune ma money maker come banche, grandi fondi e investitori istituzionali, a determinare il passivo record nella bilancia finanziaria. Uno squilibrio al quale si accompagna il calo degli investimenti diretti industriali, cioè acquisti di aziende o quote di esse da parte di gruppi stranieri: nonostante l’aumento delle operazioni nel 2016 (più 38%) il valore complessivo è diminuito di 18,1 miliardi, il 22%…

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[Foto in evidenza di Piotr Powietrzynski / Getty Images]

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