Seguici anche su

13 aprile 2017

Populismo, figlio dello shock del made in China

I movimenti di protesta nascono dai traumi provocati dall'import da Pechino? Lo sostengono due economisti che hanno studiato regioni italiane ed europee

Giuliana De Vivo

La Brexit. La vittoria di Donald Trump. L’ascesa del Front National in Francia. I successi della Lega prima, del Movimento 5 Stelle poi, in Italia. L’affermarsi dei movimenti populisti nel mondo occidentale è ormai cosa nota ma, al contrario di quanto si crede, ha poco a che vedere con la Grande Crisi che ebbe inizio nel 2007.

Il fenomeno è stato fabbricato, molto prima, nelle industrie manifatturiere cinesi. La tesi è suggerita da Italo Colantone e Piero Stanig, ricercatori del Dipartimento di analisi politiche dell’Università Bocconi, in uno studio pubblicato recentemente: The trade origins of economic nationalism: import competition and voting behavior in western Europe (Le origini commerciali del nazionalismo economico: la competizione sull’import e il comportamento elettorale nell’Europa occidentale).

I due ricercatori dimostrano che il nuovo nazionalismo ha iniziato a manifestarsi diversi anni prima della crisi: è cominciato con l’apertura delle frontiere, è passato per l’arrivo sugli scaffali dei negozi di prodotti made in China per poi palesare i suoi effetti nelle urne elettorali. Le importazioni da Pechino, via via cresciute nell’ultimo ventennio, sono state il battito di ali di farfalla: l’uragano prodotto sono i movimenti politici che hanno fatto del protezionismo uno slogan vincente.

L’impatto è stato forte soprattutto in quelle aree in cui il sistema economico, e quindi occupazionale, si basava su settori manifatturieri particolarmente esposti alla concorrenza asiatica. Il segreto è stato dire ai cittadini: state tranquilli, alla concorrenza a basso costo faremo scudo noi, imponendo dazi, alzando muri, difendendo i prodotti di casa nostra. E salvaguardando così i vostri posti di lavoro…

► Continua sul nuovo numero di pagina99, in edicola dall’8 aprile o in edizione digitale

[Foto in evidenza di Kevin Frayer / Getty Images]

Altri articoli che potrebbero interessarti