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14 aprile 2017

Le finte democrazie di Davide Casaleggio e Mark Zuckerberg

Il primo lavora a una nuova versione della piattaforma Rousseau. Il secondo promette un’infrastruttura sociale per costruire una comunità globale

Colarusso - Pedemonte

Davide Casaleggio e Mark Zuckerberg hanno diverse cose in comune. Entrambi sono nerd convinti che la tecnologia migliorerà il mondo e che grazie a Internet potremo far crescere la democrazia, coinvolgere i cittadini, farli socializzare, migliorare la loro capacità di informarsi e allargare la prospettiva da cui guardano il mondo.

Sono imprenditori, dirigono due aziende certo diversissime tra loro – il primo una piccola società di software e comunicazione di Milano, il secondo un colosso come Facebook. Ma sia Casaleggio sia Zuckerberg sono due visionari certi del potere salvifico della rete, impegnati entrambi in sfide epocali, per certi versi simili, che ci riguardano da vicino.

Davide Casaleggio, 42 anni, ha ereditato dal padre Gianroberto, morto un anno fa, la guida della Casaleggio Associati, l’azienda che controlla, attraverso il sistema operativo Rousseau, gli iscritti e i simpatizzanti del Movimento 5 stelle. E oggi è impegnato in una scommessa – a cui tutto il mondo guarda – sul futuro della democrazia.

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, a 32 anni è uno degli uomini più ricchi del mondo, guida un social network che collega oltre un miliardo e 800 milioni di persone, e poche settimane fa ha pubblicato un manifesto di 5.700 parole nel quale ha messo a punto la visione del mondo che ispirerà le sue scelte nei prossimi anni e trasformerà Facebook in un’infrastruttura sociale in grado di «dare alla gente la possibilità di costruire una comunità globale che lavori per tutti noi».

Sabato 8 aprile, a Ivrea, Casaleggio ha organizzato un evento per raccontare il futuro: ha invitato tecnologi e scienziati di spicco associando così al Movimento l’immagine ottimistica di un’organizzazione legata all’innovazione e al cambiamento. (Dettaglio: l’unica grande azienda presente era Google, e dopo l’intervento del suo ad non erano previste domande)…

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[Foto in evidenza di Giuseppe Gerbasi / Contrasto]

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