Seguici anche su

19 marzo 2017

Perché sarà il mercato a decidere sulla Brexit

I tempi lenti della politica daranno alle aziende il potere di condizionare il negoziato. Un fallimento per tutti, sostiene il vice ministro degli Esteri

Mario Giro*

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 18 marzo e in edizione digitale

Caos Brexit: per evitare la consultazione scozzese, il governo May s’impegna a negoziare la Brexit «nell’interesse di tutte le nazioni» del Regno Unito. Basterà? In caso contrario c’è da domandarsi: l’Europa accetterà o meno la Scozia riluttante a Brexit tra i suoi membri? Edimburgo non dovrebbe mettersi in coda per un lungo processo di ammissione?

Peraltro è quasi scontato che tra gli Stati europei non a tutti piacerà questa ipotesi, per esempio alla Spagna, che non vuole fare niente per incoraggiare (anche lontanamente) aneliti indipendentisti con la Catalogna in casa. Intanto i Comuni abrogano i due emendamenti approvati dai Lord: via libera all’avvio dell’iter per uscire dall’Ue, almeno per questa settimana.

Juncker nel frattempo per alcuni avrebbe minacciato più volte le dimissioni: non vuole gestire il declino europeo. Gli stati membri stanno lasciando sola la Commissione davanti alla Brexit, come se non li riguardasse. In sostanza a Bruxelles fanno finta di niente e procrastinano. Il recente Libro Bianco britannico sulla Brexit poi non svela molto su quale sarà il mood del negoziato tra Ue e Regno Unito. Seppur mirando a un hard brexit – per non deludere gli elettori – il libro bianco è soft nei toni e cerca dei compromessi, come quello sui cittadini Ue in Gran Bretagna e viceversa, per i quali non dovrebbe cambiare nulla.

Per il resto si tratta di una wish list, una lista dei desideri, tutta da verificare nel corso della trattativa. In realtà nessuna delle due parti sa bene come sarà questa trattativa: è la prima volta che un paese importante come la Gran Bretagna esce dall’Unione e non ci sono precedenti, a meno di riferirsi ai due anni di negoziato con la Groenlandia, di tutta un’altra portata.

Entriamo quindi in terreno sconosciuto e la cosa essenziale sarà il clima che prevarrà tra le due parti. La premier May si è sbrigata ad andare in visita a Washington e a dichiarare di voler una “global Britain”, ma le due iniziative sembrano solo maquillage per qualcosa che si annuncia difficile. Negli Usa è stata costretta a sposare la nuova politica del Presidente Trump senza nulla in contraccambio: non esiste infatti un’internazionale dei populismi isolazionisti, come si vuole far credere.Questi ultimi sono d’accordo tra loro solo su una cosa: che non sono d’accordo. Si faranno la guerra commerciale e non accetteranno la libera circolazione tra di essi.

Ma i problemi non stanno tutti dalla parte del Regno Unito: anche l’Europa perde più di qualcosa. Brexit è un divorzio, un fallimento per entrambe le parti. La sola cosa rilevante è mantenere uno spirito di conciliazione e di fairplay. Nessuna forma di rivalsa o ritorsione migliorerà le cose. I britannici non vogliono essere umiliati e non devono esserlo

Il tema è: ci sarà una guerra fredda del commercio tra Ue e Regno Unito? La sensazione è che il mercato non ci lascerà tempo: società, imprese e compagnie transnazionali, oltre che fondi e in genere tutto il settore finanziario, decideranno velocemente da soli, mentre il negoziato sarà obbligatoriamente lento. Probabilmente saremo tutti messi davanti al fatto compiuto, con buona pace sia di chi pensa di difendere la propria sovranità sia dei paladini dell’integrazione europea.

[Foto in apertura di Reuters / Ben Stansall / Pool]

*Viceministro degli Esteri

Altri articoli che potrebbero interessarti