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14 marzo 2017

Elezioni Olanda, Geert Wilders detta l’agenda

Il leader anti-euro è in calo nei sondaggi. Superato dal Partito liberale al governo. Che per sbarrargli la strada lo insegue sempre più a destra

Barbara Ciolli

Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dall’11 marzo e in edizione digitale

Con la crescita record del Pil dell’Eurogruppo (+2,1% nel 2016) e una disoccupazione in calo al 5%, i Paesi Bassi sono tra gli Stati della Ue dove c’è più benessere. La crisi economica non è tra le preoccupazioni della gente, il tema non agita la campagna elettorale delle legislative del 15 marzo. E in un’Olanda da decenni ampiamente multietnica lo straniero non dovrebbe neanche suscitare le paure cavalcate dalle destre populiste e xenofobe. Logica dice che, al contrario che in molti Paesi europei e negli Usa, non dovrebbe esistere una guerra tra poveri tra immigrati e autoctoni.

Ma l’integrazione è un traguardo che non va mai dato per scontato. Così proprio in Olanda, nell’anno della Brexit e della vittoria di Donald Trump, il Partito per la Libertà (Pvv) anti-islamico e anti-euro è stato per mesi in testa ai sondaggi, con la promessa del leader Geert Wilders di portare, da premier, i «Paesi Bassi fuori dall’Ue».

Solo nelle ultime settimane, secondo alcune rilevazioni, l’estrema destra è stata superata – di appena un punto – dai liberali del Partito del Popolo per la Libertà e la Democrazia (Vvd) del primo ministro Mark Rutte, al governo in una grande coalizione con i socialdemocratici del Partito del Lavoro (PvdA). Pvv e Vvd sono indicati gomito a gomito.

Gli aggregatori di sondaggi della piattaforma Peilingwijzer, considerata la cabina di monitoraggio più affidabile sulle predizioni di voto, danno la destra moderata al 16%, in risalita sul partito di Wilders, sceso nel frattempo al 15%: tra i 23 e i 27 i seggi in Parlamento andrebbero al Vvd, tra i 21 e i 25 invece al Pvv.

Tuttavia il vento che soffia nel Paese dei tulipani resta quello dell’estrema destra del Mozart olandese (com’è chiamato per la sua capigliatura): Rutte deve infatti la sua rimonta alla ripresa, in forma soft, delle tesi dell’ex compagno di partito Wilders sullo scontro di civiltà. Il premier, in carica dal 2010, ha rivendicato i meriti della prosperità economica, mettendo in guardia gli elettori sulle possibili conseguenze di una vittoria del leader del Pvv che da anni frequenta i raduni dei movimenti xenofobi, anche neonazisti e neofascisti, europei.

Ma la differenza sui consensi l’ha fatta il suo appello su diversi quotidiani nazionali: «Se vivete in un Paese nel quale vi trovate a disagio per il modo di vivere, avete un’opzione: andarvene, non c’è ragione che rimaniate», invita Rutte in un lungo messaggio che, dal gennaio 2017, tappezza le pagine acquistate dal Vvd. Destinatari i «molti» immigrati di vecchia e nuova generazione che «si comportano male».

Argomenta il capo del governo che «proprio queste persone sono venute nel nostro Paese per le nostre libertà» e poi «non vogliono integrarsi, attaccano gli omosessuali, fischiano alle donne in minigonna e ci danno dei razzisti». La difesa dei diritti a gay e lesbiche è da sempre una battaglia di Wilders, che in politica estera si professa filo-israeliano sionista e sull’economia è liberista, al contrario di diversi suoi alleati di estrema destra nell’Ue. Peculiarità del Pvv è l’anti-islamismo: una guerra più di religione che di razza, in un Paese con una cultura di fondo che, con la crescita delle comunità musulmane, ha da subito avuto reazioni accese verso i precetti del Corano.

L’Olanda è la terra del regista Theo van Gogh, ucciso da un estremista islamico per il film Submission sulla condizione femminile nell’Islam. Per il Pvv, e anche per un certo sentire comune, tutti i musulmani sono fondamentalisti: la minaccia percepita nel picco delle oltre 47 mila richieste d’asilo arrivate dall’estate 2015 (dati Eurostat) è più culturale che economica, si teme la messa in discussione dello stile di vita aperto olandese.

Nella sostanza il vero terreno di scontro tra destra radicale e moderata è l’euroscetticismo: nel primo esecutivo Rutte ha governato con i democristiani della Cda e l’appoggio esterno del Pvv, ottenuto con l’altolà all’immigrazione. Ma per il voto del 2017 ha categoricamente escluso una nuova sponda nel Pvv. Troppo pericoloso, di questi tempi, dare credito a un Wilders che si è radicalizzato e ha annunciato un «referendum anti-Ue».

Anche la Cda (data in recupero con 18-20 seggi) gli sbarra la strada, come pure a sinistra il PvdA (11-13 seggi), i socioliberali di D66 (17-19 seggi) e i Verdi (16-18 seggi). Tutti, incluse altre sigle minori, annunciano di far muro contro il Pvv e, al di là dei sondaggi azzeccati o meno, il sistema proporzionale olandese si prospetta un buon paracadute.

[Foto in apertura di Roger Cremers / Laif / Contrasto]

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