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26 febbraio 2017

Modello Singapore, cioè il mondo nuovo

Sta diventando realtà grazie ad architetture avveniristiche, esperimenti di controllo sociale, investimenti per l’arte asiatica. Reportage dalla vera capitale dell’Asia

Massimo Morello

«Siamo la città che abbiamo progettato» dice Colin Lauw, Senior Manager dell’Urban Redevelopment Autority (Ura), l’organizzazione per la pianificazione di Singapore. Quando l’ho conosciuto, quasi vent’anni fa, era un semplice funzionario. Da allora ci siamo incontrati regolarmente, sempre nella grande hall dell’Ura dove oggi una grande scultura ne definisce la mission: “D R E A M”. Ogni volta Colin indica il suo sogno nel plastico della città, un modello in scala 1:400, puntando un laser sullo stato dell’arte e il da fare. Di volta in volta l’estensione cambia: da 650 a 720 chilometri quadrati. Destinati ad aumentare con milioni di tonnellate di terra dragate in Cambogia e qui riversate in mare. «Potremmo definirci una “gateway city”, una città di accesso. La porta a un mondo più complesso, dove tutto si definisce su schemi più evoluti».

Osservare Singapore è davvero entrare in un mondo dove si procede secondo un modello probabilistico, come se la storia fosse un fenomeno naturale, includendo nell’analisi il comportamento umano. Alla fine, dice Lauw, «Singapore diventerà una città-stato paragonabile alla Venezia dei tempi d’oro, punto d’incontro tra Oriente e Occidente». In un certo senso l’idea ricalca la tesi dello storico Francois Gipouloux nel saggio La Méditerranée Asiatique: il Mediterraneo del XIV secolo è un modello per comprendere l’Asia Orientale del XXI, uno spazio disseminato di città-stato, poli industriali e finanziari.

Singapore, all’estremo dello Stretto di Malacca, tra Oceano Indiano e Mar della Cina, dove transita quasi il 40% del traffico planetario, è davvero un punto cardinale nella mappa della prossima globalizzazione, la Global-as-Asian, una globalizzazione di stampo asiatico. Il posto migliore per averne percezione è il lungomare est, dove si allineano i ristoranti specializzati in “Singapore Chilli Crab”, granchi in salsa di peperoncino. La vista è sulla chilometrica fila di navi in entrata in porto. Le loro luci disegnano un orizzonte che all’improvviso si verticalizza in quelle dello skyline del nuovo Financial District di Marina Bay, il maggior spazio reclamato al mare. «Singapore diventerà la versione tropicale di New York, Parigi e Londra messe assieme. Marina Bay sarà l’equivalente di piazza San Marco» aveva dichiarato Lee Kuan Yew, il demiurgo di Singapore…

 Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 25  febbraio 2017 o in edizione digitale

[Foto in apertura di Massimo Morello]

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