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23 febbraio 2017

Nel Mattatoio di Vonnegut è difficile sollevarsi dall’orrido peso

Il bombardamento di Dresda, un basamento di pietra impenetrabile

Matteo Pericoli

Come raccontare, sembra domandarsi Kurt Vonnegut all’inizio di Mattatoio N. 5, un evento talmente mostruoso da sembrare incomprensibile, inimmaginabile? Come riuscire a prendere la necessaria distanza dall’essere sopravvissuto al bombardamento aereo di Dresda (notte tra il 13 e 14 febbraio 1945) per poterne scrivere?

Nel capitolo introduttivo, lo scrittore ci racconta della consapevolezza del «fallimento», del non riuscire cioè a scrivere un tradizionale libro di guerra. «Non c’è niente di intelligente da dire su un massacro». Il «fallimento» ha un peso: le oltre cinquemila pagine prodotte fino a quel punto abbandonate come un blocco di pietra – la Storia che non può esser raccontata. Ma nell’istante in cui abbandona l’idea della ricostruzione fedele e lineare, Vonnegut si libera del grande peso, riesce a sganciarsi dall’evento e decollare. «Il prossimo [libro] che scriverò sarà divertente».

Ancora poche righe e inizia il «prossimo libro»: la storia surreale di Billy Pilgrim che vive «svincolato» dal tempo cronologico (gli avvenimenti della sua vita, lontani o vicini che siano, si incastrano e si concatenano in un perenne presente); entra in contatto con una civiltà aliena; ripercorre i bombardamenti di Dresda ai quali anche lui, come Vonnegut, sopravvive. Vonnegut ci dice anche come inizierà il nuovo libro, «Ascoltate: Billy Pilgrim ha viaggiato nel tempo», e come finirà, «Puu-tii-uiit?».

All’interno dell’assurda storia di Billy troviamo tanti riferimenti agli eventi storici e personali di cui Vonnegut ci aveva raccontato all’inizio; incontriamo anche lo scrittore che, come una comparsa in un film, si mostra qua e là a sostegno del tutto. «C’ero anch’io, lì». L’architettura dello slancio narrativo, immaginifico e «svincolato» delle avventure di Billy, deve quindi posarsi su (ed elevarsi da) l’orrido peso dell’inenarrabile evento; deve trovare i punti di contatto tra la storia irreale e quella sommersa.

Il basamento di pietra dal quale sollevarsi è impenetrabile come lo è l’idea stessa del bombardamento di Dresda; e pesa sul paesaggio quanto sono pesati gli anni di ricerca, di ricordi e di tentativi di capire le radici di tale crudeltà. La storia di Billy Pilgrim è invece una struttura fatta di acciaio e vetro, leggera, con geometrie proprie slegate dalla base, e volumi frammentari che si intersecano. Una nuvola di vetro e acciaio, sospesa ma ben ancorata e sostenuta da setti murari fatti di materiale del basamento.

Una volta all’interno della nuvola notiamo che esiste un ordine. Come Billy e gli alieni di Vonnegut – che percepiscono eventi distanti nel tempo come punti atemporali distanti nello spazio – anche noi visitatori capiamo che gli spazi frammentari in realtà si compenetrano e che a ogni evento/spazio ne corrisponde un altro. Lo spazio nella struttura sospesa, come il tempo di Billy, non è lineare. Vagando alla ricerca di un ordine e di un significato, ci accorgiamo che ogni intersezione, ogni momento spaziale racchiude il tutto, il sempre.

In collaborazione con Giuseppe Franco 

[Apparso su lastampa.it]

Il Laboratorio di Architettura Letteraria è un progetto interdisciplinare di Matteo Pericoli nel quale l’architettura viene usata come strumento per analizzare e comprendere meglio le storie, disegnando e realizzando progetti architettonici. La rubrica appare nello stesso tempo sul Paris Review Daily

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