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4 febbraio 2017

“Occupied”, la serie tv di Jo Nesbø che fa arrabbiare la Russia

La produzione firmata dallo scrittore Jo Nesbø ipotizza un intervento militare di Mosca dopo il no al petrolio deciso da Oslo. Una trama che Putin non ha apprezzato

Michele Ferro

► Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 4 febbraio 2017 o in edizione digitale

È la più costosa produzione norvegese della storia, è firmata dallo scrittore Jo Nesbø, tra i principali esponenti della narrativa thriller nordica che sta spopolando in tutto il mondo, e ha creato accese polemiche in Russia: Occupied è una serie tv, ormai diventata di culto nella penisola scandinava, che narra di un ’invasione russa ai giorni nostri legata alla gestione del petrolio da parte di Oslo.

Tema delicato, affrontato da Nesbø in una fase storica in cui i timori per le politiche aggressive di Vladimir Putin – con i Paesi dell’area (vedi anche l’articolo in basso) impegnati a rafforzare la presenza militare sul territorio per difendere i confini dalla Russia – stanno determinando non poche ripercussioni nelle relazioni diplomatiche internazionali.

Praticamente sconosciuta in Italia, la prima stagione di Occupied (andata in onda con il titolo originale Okkupert sul più grande canale televisivo commerciale norvegese, Tv2) è costata 10 milioni di euro, è stata venduta in diversi Paesi, dalla Gran Bretagna alla Francia, dagli Usa al Canada, ed è diffusa in streaming anche da Netflix (al momento non sul suolo italiano). Il grande successo di pubblico ha convinto i produttori a realizzare anche una seconda stagione.

Una data ufficiale di uscita ancora non c’è, ma l’attesa non dovrebbe superare qualche mese: andrà probabilmente in onda nella seconda metà del 2017. Ma cosa racconta Occupied? Al centro della storia c’è la decisione del partito ecologista norvegese, salito alla guida del governo, di passare a una produzione energetica più sostenibile a causa dei mutamenti climatici e di rinunciare quindi al petrolio – risorsa che abbonda in Norvegia – a favore di centrali nucleari al torio.

La decisione provoca l’intervento russo – in accordo con l’Europa, in piena crisi energetica (nel frattempo negli Stati Uniti è salito al potere un presidente isolazionista) – per ripristinare l’attività di estrazione petrolifera. Il premier norvegese viene rapito da un commando inviato da Mosca e poi liberato a condizione che ripristini le vecchie politiche energetiche. L’occupazione militare russa non diventa mai reale, ma la sua ombra incombe – sotto forma di minaccia – su tutto il successivo sviluppo dell’intreccio, condizionando le mosse e le scelte dei centri di potere del Paese scandinavo.

Non si è fatta attendere la presa di posizione di Mosca che – nonostante i produttori abbiano sottolineato si tratti di fiction – attraverso l’ambasciatore a Oslo Vyacheslav Pavlovsky ha fatto sapere di non aver gradito il ruolo di aggressore dato alla Russia nella prima stagione. E un racconto che contribuisce a rafforzare l’idea di «un inesistente pericolo dall’Est».

Per non parlare delle numerose recensioni negative uscite in Russia. Di sicuro, e di reale, per ora, ci sono i movimenti che riguardano il confine tra la Russia e la penisola scandinava. Quelli determinati dalle vicende internazionali e dal crescente interventismo militare di Putin, come mostrato dalla vicenda ucraina e da quella siriana. È il caso, ad esempio, del recente piano di cooperazione difensiva siglato tra i Paesi scandinavi, del progetto per il ritorno della leva militare obbligatoria in Svezia a partire dal 2018 e quello per il rafforzamento militare della Norvegia con l’invio di soldati americani, di cui si è iniziato a parlare nelle scorse settimane.

Il tutto per potenziare la capacità difensiva del Nord Europa in caso di un ipotetico attacco (possibilità, c’è da dirlo, oggi più che remota). Una cosa è certa: nella realtà, come nella finzione, i timori dell’Est in Scandinavia non vengono presi sottogamba.

[Foto in apertura Yellow Bird]

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