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3 febbraio 2017

Il mondo non è così global come crediamo

L’Olanda è il Paese più connesso a livello internazionale, Singapore la città. Ma il pianeta è molto meno aperto di quanto pensiamo. Lo studio Dhl

► Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 4 febbraio 2017 o in edizione digitale

Se vi chiedessero qual è il Paese più globalizzato al mondo, probabilmente rispondereste gli Stati Uniti. È invece nel vecchio continente, l’Europa, che si trova lo Stato più connesso con i flussi internazionali del commercio, dell’informazione, dei movimenti di persone e di capitale: l’Olanda. Sulle percezioni errate, le false credenze e i luoghi comuni si è costruita buona parte della retorica anti-global dei movimenti populisti, eppure i dati dicono cose diverse dal sentire diffuso: il mondo è molto meno globalizzato di quanto crediamo e i processi di globalizzazione hanno subito un forte rallentamento nella seconda metà degli anni Duemila.

L’ultimo rapporto Global Connectedness Index 2016 – realizzato da Pankaj Ghemawat della NYU Stern School of Businesse Steven e A. Altman della IESE Business School – che dice sebbene siamo tornati ai livelli di interconnessione pre-crisi – a partire dal 2014 – l’ondata protezionista ha rallentato i processi di scambio e integrazione tra i Paesi, soprattutto sul piano del commercio internazionale.

«Le distanze contano ancora, anche online», sottolineano i due studiosi. «La maggior parte dei flussi di comunicazione si svolge ancora all’interno delle singole regioni del mondo e non tra di esse». Nel 2015, per dire, meno del 5% delle chiamate telefoniche ha superato i confini nazionali e meno di un quarto del traffico Internet ha attraversato i confini internazionali. Neppure i social sono ancora un universo senza barriere: solo il 14% delle amicizie su Facebook supera i confini nazionali.

Infine l’e-commerce: si stima che nel 2015 solo un 15% del commercio digitale sia stato internazionale. L’Europa, con 8 tra i 10 Stati più connessi al mondo, resta la regione più globalizzata, seguita da Nord America e Asia. «Gli scambi commerciali delle economie emergenti sono della stessa intensità di quelli delle nazioni più avanzate», rileva il rapporto, ma i Paesi del “primo mondo” sono «da 4 a 9 volte più integrati nel flusso di capitali, informazioni e persone» internazionale.

Nel futuro prossimo bisognerà però tenere d’occhio le città, gli hotspot della globalizzazione, ovvero quei centri urbani dove i flussi di persone, capitali e informazioni verso l’esterno superano le attività interne. Singapore, Manama e Hong Kong guidano la classifica, seguite da Dubai, Amsterdam, Tallin, Dublino, Ginevra, Abu Dhabi e Skopje.

[Foto in apertura di Malte Jaeger / Laif / Contrasto]

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