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3 febbraio 2017

I “difetti fondamentali” degli scrittori secondo Luca Ricci

L’Invidioso, l’Adultero, il Rothiano, il Folle, il Solitario... Nel suo ultimo libro "I difetti fondamentali" Luca Ricci mette a nudo la categoria. Cioè se stesso

Valentina Pigmei

► Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 28 gennaio 2017 o in edizione digitale

Ma come sono gli scrittori? Luca Ricci, uno scrittore appunto, fa dire a un personaggio di un suo libro: «Ognuno finisce con l’assomigliare al lavoro che svolge». E a leggere il suo ultimo libro, una raccolta di racconti che hanno per protagonisti gli scrittori, si trova la risposta alla domanda iniziale. La quarta di copertina dichiara il tentativo di raccontare questa figura “sfaccettata e mutevole”, perché gli scrittori, per usare le parole di Saramago, non sono altro che «ciechi che soppesano l’oscurità».

Il libro assomiglia dunque a un concept album, quelli che andavano di moda negli anni Settanta: sono storie che calano il sipario (e la metafora teatrale non è casuale) su questo mestiere tanto affascinante quanto controverso. Una raccolta a tema che parla di scrittori? L’ennesimo testo autoreferenziale?

Luca Ricci, forte dei suoi pochi e bellissimi libri, compie qualche miracolo. I difetti fondamentali (Rizzoli) infatti non diversamente dal suo Mabel dice sì (Einaudi), racconta di vocazioni mancate, di talenti incompresi, di scrittori che non riescono a scrivere e si chiudono al buio in casa per riuscirci, che si danno per morti perché non sanno più cosa inventarsi, che non hanno talento, ma tardano ad accorgersene. Sono scrittori ampiamente “difettosi”, come dice il titolo.

Gli scrittori di Luca Ricci sono brutte persone: falsi, egoisti, erotomani, ovviamente narcisisti. C’è l’Invidioso, l’Adultero, il Velleitario, il Folle, il Manierista, il Rothiano.  C’è una sola donna, la Canonizzata. È la storia di una giovane scrittrice senza talento che si fidanza con un potente critico letterario, di quelli che sono ancora in grado di cambiare la reputazione di uno scrittore («non conta cosa si dice, ma il prestigio di chi parla»), e in effetto lui costruisce il successo di lei, scrivendo un recensione positiva che manderà il libro addirittura in testa alle classifiche.

Ma all’uscita del secondo libro della scrittrice, il critico potente lo farà a pezzi e presto si innamorerà di una nuova esordiente e lascerà la donna in balia di se stessa. Quando la donna esulta di gioia per il successo inaspettato, lui le dirà: «Vedi il vantaggio di stare con un critico influente». E lei: «E io? Non ho nessun merito?». «Come no? Quello di aver fatto stare il critico più influente con te». In poche pagine ecco un apologo perfetto e terribile sul narcisismo, e insieme una parodia affilata del mondo delle lettere.

I racconti contenuti ne I difetti fondamentali, come succede anche per i numi tutelari di Ricci che sono a suo dire soprattutto Maupassant, Buzzati, Carver (aggiungeremmo Cheever), sono storie d’amore o meglio di ossessioni amorose. C’è anche Emmanuel Bove, scrittore francese stranamente poco conosciuto e tradotto in Italia. «Proprio come ne I difetti fondamentali i protagonisti sono quasi tutti scrittori infelici, con importanti ossessioni amorose in atto che minacciano il loro talento e la loro creatività, ma ne costituiscono, in fondo, anche la linfa», dice Ricci a pagina99. E in fondo, cos’altro è la scrittura se non «un rapporto di potere tra chi scrive e chi legge»?

C’è un racconto, il nostro preferito, che s’intitola Il solitario e in un certo modo mette in scena (e la metafora teatrale di nuovo non è un caso) una vera e propria crisi coniugale che si mescola, fin quasi a perderne i contorni, con la crisi “da pagina bianca”: marito e moglie si parlano separati da una porta chiusa; l’uomo si è chiuso in casa, e non vuole saperne di uscire.

La donna va ogni giorno a trovarlo, ma lui non apre. Lei cerca di convincerlo a uscire, è preoccupata. Lui la manda via e le chiede di stare solo, ha bisogno di concentrazione per scrivere il suo romanzo e non uscirà finché non l’ha finito. La donna imperterrita continua a bussare e a parlargli da dietro la porta. Finché un giorno non smetterà di venire e qualcosa cambierà nella testa dello scrittore in crisi. Perché, come scrive Ricci, «le dipendenze sono una forma di libertà».

[Foto in apertura di John Sadovy / Getty Images]

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