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29 gennaio 2017

Rapporto “Lavoro 2025”, Grillo pensa a una società senza lavoro

I 5 stelle commissionano allo studio De Masi un rapporto sull’occupazione del futuro. Poche certezze, molto storytelling. Ma nel vuoto dem, un merito

Colarusso - Pedemonte

LE CITAZIONI

 

Quelle elencate sopra sono solo alcune delle citazioni estratte dal rapporto “Lavoro 2025” del Movimento 5 stelle e pubblicate nel nuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale. Il 17-18 gennaio c’è stato un convegno per molti versi memorabile. Primo: è stato presentato il rapporto (sottotitolo: “Come evolverà il lavoro nel prossimo decennio) messo a punto dallo Studio De Masi, ma non è stato diffuso: solo poche slides tra introduzione e indice. Secondo: nell’aula c’era un insolito affollamento di esponenti della sinistra Pd, da Gianni Cuperlo a Cesare Damiano, tanto che a molti giornalisti presenti quella convocata dai grillini è sembrata un’adunata del partito democratico. In sala c’era anche Beppe Grillo che trasudava orgoglio per il risultato raggiunto. L’idea della ricerca è scaturita un anno fa da un seminario tenuto dai parlamentari del Movimento 5 stelle che fanno parte della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

Il testo è ancora in attesa di pubblicazione (uscirà per Rizzoli, ma pagina99 è riuscito ad averne una copia). Grillo è arrivato al 30 per cento dei consensi, aggregando una buona fetta di elettorato giovane, under 35, grazie anche allo slogan del reddito universale come soluzione alla povertà diffusa in un mondo di lavoro sempre più scarso. Sul piano politico, nulla di nuovo verrebbe da dire.

Dalle reti per il reddito nate negli anni Novanta (ve li ricordate i 99 posse che riempivano le piazze al grido di “o’ salario garantito”?) alla May Day dei primi anni Duemila (il primo maggio del precariato fondato dai movimenti anti-globalizzazione) l’idea che lo Stato debba corrispondere una somma di denaro a tutti quelli che non hanno occupazione, senza distinzioni né obblighi, ha da sempre avuto numerosi sostenitori e interpreti, soprattutto a sinistra.

La letteratura sull’argomento è sterminata e sarebbe qui impossibile riassumerla. Basti dire che la Finlandia ha lanciato da poco una sperimentazione con 500 euro al mese dati a duemila persone senza distinzioni e senza condizioni (non bisogna per forza cercarsi un lavoro, nel frattempo), ma le conseguenze di un tale impegno di risorse sul welfare complessivo di un Paese – sanità, istruzione, servizi alla persona – sono ancora tutte da verificare. Diversi analisti sostengono che il reddito universale così concepito, soprattutto in Stati con popolazioni dieci volte quelle della Finlandia e crescita quasi zero come l’Italia, significherebbe la fine dello stato sociale o comunque un suo drastico ridimensionamento.

► Continua nel nuovo numero di pagina99, in edicola dal 28 gennaio 2017 o in edizione digitale

[Foto in apertura di Issei Kato / Reuters / Contrasto]

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