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9 gennaio 2017

Perché i petrolieri vogliono l’eolico

Incentivi e costi degli impianti in discesa rendono competitive le pale offshore. Così anche Shell decide di investirci

Dal numero di pagina99 in edicola il 7 gennaio 2017

L’Olanda vuole costruire il più grande parco eolico offshore del mondo e per farlo ha chiesto l’aiuto di un partner decisamente insolito: a realizzare l’impianto di Borssele, nel Mare del Nord, sarà la Royal Dutch Shell. La strana alleanza non deve stupire. Da tempo gli azionisti della multinazionale del petrolio – preoccupati dai possibili effetti delle politiche sul climate change sulla domanda globale di greggio e gas – premono perché investa di più nelle rinnovabili. Un’apprensione condivisa da altre compagnie petrolifere che con sempre maggiore frequenza mettono a disposizione di progetti eolici offshore le competenze maturate nelle trivellazioni in alto mare. La norvegese Statoil ha iniziato a costruire il suo terzo impianto di pale eoliche nel Mar Baltico e sta sviluppando il primo parco eolico galleggiante al mondo al largo delle coste scozzesi.

Mentre la danese Dong Energy, un tempo tra i giganti del fossile, è oggi il principale attore del mercato mondiale dell’eolico offshore. La competitività di questa forma di energia rispetto a quelle fossili, scrive il Wall Street Journal, è fortemente soggetta alle politiche dei governi – incentivi e crediti d’imposta – e all’andamento locale dei prezzi dell’energia. Fattori che, uniti ai costi elevati degli impianti e alle alte spese di gestione e manutenzione – avevano frenato lo sviluppo di questa industria. Che tuttavia adesso sta lentamente prendendo piede, soprattutto nell’Europa del Nord. Il perché è presto detto. La forte riduzione dei costi di costruzione degli impianti, grazie anche agli incentivi dei governi, sta rendendo questa forma di energia sempre più competitiva.

Una volta operativo, l’impianto di Borssele fornirà energia a un milione di abitazioni al prezzo di circa 54,5 euro per megawatt-ora, una tariffa simile a quelle di gas e carbone. L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) prevede che la produzione di eolico offshore in Europa passerà dai circa 12 attuali a 24,6 gigawatt entro il 2020, contro i 5,1 della Cina e gli 1,7 prodotti nel resto del mondo. Nessuno è tuttavia in grado di stabilire se e quando l’eolico offshore diventerà profittevole indipendentemente dagli incentivi. Anche per questo gli investimenti delle compagnie petrolifere europee in eolico e rinnovabili restano bassi in termini assoluti: appena il 2% del budget complessivo secondo McKinsey.

[Fotografia in apertura di Paul Langrock / Laif / Contrasto]

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